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Le verità che sappiamo su quel maledetto ponte

Nessuno aveva realmente previsto il crollo del ponte Morandi di Genova e allo stato attuale non si conoscono le vere cause del cedimento

Andrea Lombardi
16 agosto 2018
Le verità che sappiamo su quel maledetto ponte

In seguito al crollo del ponte Morandi di Genova sono iniziate le speculazioni su supposte previsioni di crollo e sull’inesistenza della manutenzione su quel tratto autostradale. Quali sono le certezze in tutto questo marasma?

La manutenzione è stata fatta

Così dice Autostrade per l’Italia. E così, di fatto, è. Anche considerando che al momento del crollo il ponte era sotto interventi di manutenzione che avevano lo scopo di consolidare la soletta.

È proprio difficile affermare che quel tratto autostradale non fosse stato manutenuto. Si può discutere sulla correttezza della manutenzione o su eventuali errori fatti in corso d’opera, sempre che non ci siano stati errori di progetto che hanno pregiudicato le prestazioni della struttura. E questo con la manutenzione avrebbe ben poco a che fare.

Nessuno ha previsto il crollo del ponte Morandi

Oggi tutti citano il Prof. Brencich (che insegna Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova) come se avesse previsto il crollo del ponte già anni fa.

Non è proprio così. L’Ing. Brencich parla di problemi di progettazione di quel tipo di ponti, che infatti hanno portato negli anni a continui interventi sulla struttura anche del ponte di Genova, sostanzialmente quasi sempre sotto manutenzione.

È lo stesso Brencich a dire che non si può parlare di mancanza di manutenzione su quel tratto autostradale, quanto a problemi intrinseci del manufatto perché, sempre secondo lui, mal progettato.

Altri invece citano Giovanni Calvini che nel 2012 da presidente di Confindustria Genova disse che il ponte sarebbe certamente crollato da lì a dieci anni.

Calvini è laureato in scienze politiche e non in ingegneria, non risulta avere competenze per prevedere la tenuta delle strutture ed è infatti lui stesso a ridimensionare le parole che gli vengono attribuite: «Desidero chiarire in quale contesto rilasciai l’intervista di fine 2012 richiamata in queste ore: all’epoca il dibattito in città per le infrastrutture era assai vivace e, in quanto presidente della locale Confindustria, mi adoperavo per cercare di sbloccare l’approvazione e l’avvio di un opera, la Gronda di Ponente, che consideravamo fondamentale, non solo per Genova, perché avrebbe dovuto alleggerire il nodo autostradale di cui fa parte il ponte crollato. La mia fu pertanto una pura provocazione per la quale avevo utilizzato toni ed espressioni meno assolutiste di quelle che l’intervista mi attribuisce. Non mi sarei mai immaginato che potesse accadere un cosa del genere, ne avevo elementi tali per fare una previsione di questo tipo».

L’aumento di traffico dagli anni ’60 non ha usurato il ponte

La progettazione di opere di questo tipo, anche negli anni ’60, prevede e prevedeva di stimare il carico dovuto al traffico come se questo fosse composto interamente da carri armati e inoltre moltiplicando ancora questo valore per un coefficiente di rischio.

Di conseguenza l’aumento del traffico e l’aumento del peso dei camion degli ultimi cinquanta anni è praticamente irrilevante ai fini della progettazione della tenuta della struttura.

Dopo cinquant’anni il cemento non scade

È invece vero che nelle strutture di calcestruzzo precompresso, siccome la compressione avviene tramite i cavi di acciaio in tensione, questo sia sottoposto al “stress corrosion cracking”, un fenomeno difficilmente prevedibile che affligge questa tecnologia. In sostanza l’acciaio annegato nel calcestruzzo si rompe repentinamente degradando le prestazioni dell’opera e dell’intero manufatto.

Allo stato attuale non si sa se questo sia avvenuto e/o abbia contribuito al disastro.

Non si conoscono le cause del cedimento

Su questo c’è poco da dire. Non si conoscono perché ancora non c’è stata un’analisi e un’inchiesta su quanto accaduto. Chiunque attribuisca delle cause a questa tragedia sta facendo delle ipotesi oppure solo propaganda politica.

Non si sa chi è il colpevole del crollo del ponte

Non conoscendo le cause del crollo non si può neanche sapere chi è stato eventualmente responsabile del verificarsi di quelle cause. Come sopra, si fanno solo ipotesi o pure speculazioni.

Il ponte Morandi non è privato

Tutt’altro: fa parte delle autostrade italiane che sono di proprietà dello Stato. Dagli anni ’90 buona parte delle autostrade (ma non tutta) non sono più gestite direttamente dallo Stato attraverso società da lui controllate, ma sono date in concessione ad una società privata che si chiama Autostrade per l’Italia S.p.a., la quale le gestisce e ne è responsabile, pagando in cambio un canone allo Stato. Ma la proprietà delle infrastrutture rimane pubblica.

Sulle concessioni autostradali c’è il segreto di Stato

Molti dettagli del meccanismo di concessione con cui lo Stato dà in gestione le autostrade sono coperti da segreto di Stato e quindi non sono pubblici.

Le autostrade italiane sono tra le migliori d’Europa

Chi ha viaggiato sulle autostrade tedesche, belghe, inglesi, irlandesi, francesi, slovene, ungheresi, spagnole e svizzere se ne rende conto. Le autostrade italiane sono tra le migliori d’Europa, anche se certamente sono tra le più costose del continente. Mentre in Germania per centinaia di chilometri il manto autostradale è in cemento e quando piove diventa uno specchio d’acqua, in Italia si riasfalta progressivamente l’intera rete stradale con asfalto drenante.

Il Governo non deve aspettare la Giustizia

Il Governo ha detto che non vuole aspettare i tempi della giustizia e togliere subito la concessione ad Autostrade per l’Italia. Dai fatti riportati qui sopra è evidente che non si può sapere chi sia il colpevole e quindi a maggior ragione non lo si può punire.

Tanti però pensano che questa dichiarazione del Governo metta la parola fine alla democrazia e alla libertà. Alcuni hanno scritto che questo è chiaramente l’atteggiamento di un Governo fascista, altri hanno detto che ora mancherà solo mandare in galera le persone senza prima processarle.

Per quanto la decisione appaia avventata e stupida, rimane però legittima. Il Governo non ha bisogno di attendere la giustizia perché non c’è scritto da nessuna parte.

Molte foto che mostrano il degrado del ponte sono false

Basta cercarle in rete per capire che sono riferite ad altri ponti e sono molto più datate di quello che si vorrebbe fare credere. Un esempio su tutti, la foto seguente è falsa e non sono riuscito a risalire a quale ponte appartenga in giro per il mondo, perché è una foto che viene ripresa ad ogni tragedia che coinvolge una struttura e pubblicata da ogni “indignato” del Facebook di tutte le parti del mondo quando si parla di ponti.

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