Come si sono fottuti (da soli) i trenta/quarantenni

Come si sono fottuti (da soli) i trenta/quarantenni

Ovvero la generazione a cui è letteralmente più facile metterlo in culo che in testa e non c'è manco più gusto

Questa è una risposta al pezzo Come hanno fottuto i trenta/quarantenni di Ciccio Rigoli su Medium.

Ovviamente la colpa non è vostra.

Se oggi dovete fare quindici lavori per mettere insieme i punti fragola per il pranzo e per la cena e pagare la benzina per andare a lavorare, la colpa è dei vostri genitori.

Loro vi hanno cresciuti convincendovi che sarebbe bastato studiare, diventare Dottore, Ingegnere o Avvocato per avere una vita gloriosa.

E così avete fatto, ovvio, lo ha detto mammà.

Avete studiato e siete diventati Avvocati e nella migliore delle ipotesi, quella in cui capite la differenza tra responsabilità penale e civile, siete ingorgati insieme a chissà quanti altri come voi in attesa che qualche “vecchio” si levi dai coglioni dopo avervi tenuti alla fame in anni e anni di praticantato.

Così avete pensato che il problema fosse la vostra istruzione, avete fatto master, corsi di alta formazione e preso mille e altre mille medaglie da appuntarvi sul petto senza aver mai visto nemmeno da lontano il campo di gara.

Siete cresciuti con la convinzione che il lavoro fosse il mezzo per avere una vita gloriosa, mantenere una famiglia e comprare una casa, le pappe per il pargolo, la station wagon per le ferie, la casetta al mare e magari mettere anche via qualche soldo.

A testa bassa e sotto a studiare e poi via a spedire cv in rigoroso formato europeo in attesa che qualcuno si cacasse di striscio la vostra candidatura.

Solo che nel frattempo il mondo si è ribaltato trenta o quaranta volte.

E credetemi possiamo perdonare mammina e papino che non se ne sono accorti perché sono passati dal circolo della briscola ai buongiornissimo kaffe della domenica mattina e intanto continuavano a lavorare come prima e a mantenere casa vostra, quella in montagna e quella al mare, ma voi no.

Voi che siete passati dal Tuttocittà allo scoparvi tra di voi con Tinder tra una puntata e l’altra di Black Mirror avete semplicemente deciso di non guardare la realtà.

E la realtà è che i vostri titoli accademici sono di inestimabile valore, ma sono solo strumenti e non sono il fine.

Lo so che ve lo ha detto anche mammina quando alle elementari vi riportava a casa in lacrime per quella meritata insufficienza in storia “devi studiare per te e non per gli altri”, infatti non contesto la vostra padronanza della teoria che è ragguardevole, contesto la vostra capacità di applicarla nel mondo vero.

Così pure questo insegnamento è rimasto lì a ciondolare per la scatola cranica come la particella di sodio nell’acqua Lete “certo che ho studiato per me” e fine della storia.

Avreste dovuto iscrivervi a medicina perché avevate l’interesse di capire come si ripara un cuore che non funziona bene, non perché avete visto i primari di cardiologia arrivare in Porsche e avere quattro ville al mare.

Invece del lavoro non avete capito ancora un cazzo e infatti pensate che sia lo strumento per portare a casa i soldi per sopravvivere e farvi i cazzi vostri, mentre non è questo. Il lavoro è lo strumento che serve per dare a qualcun altro ciò di cui ha bisogno, per curargli una malattia o dargli una bicicletta per farsi il giro il sabato e i soldi sono solo un fottuto mezzo che serve per farvi comprare l’insalata quando l’unica cosa che avete da offrire è una bicicletta e l’ortolano ne ha già tre e non se ne fa un cazzo della quarta!

Avete imparato a sequenziare il DNA ma non riuscite a rendervi conto che la più grande guerra generazionale che abbiamo combattuto è stato cercare di vivere come la generazione che ci ha preceduto pretendendo che non fosse cambiato nulla.

Una generazione cresciuta vecchia e abituata a dipendere dagli altri. Una generazione che vuole la libertà ma che si lamenta costantemente del suo prezzo.

E dopo aver vissuto seguendo pedissequamente le istruzioni di vita di papino e mammina e una volta accorti che il mondo era un altro ve la prendete pure con quei poveracci.

Proprio voi che non siete stati capaci di dirgli “vaffanculo non me ne frega un cazzo” quando era il momento di farlo perché non volevate deluderli e che per auto assolvervi avete fatto tutto ciò che si aspettavano da voi credendo che fosse il meglio.

E alla fine siete anche riusciti a scaricare sugli altri la colpa di decisioni che non vi hanno mai imposto.

Sembra che neanche dopo aver preso la facciata però l’abbiate capita, perché quando lavorate dove “non c’è budget” il progetto lo portate a termine lo stesso e siete pure contenti, perché in fondo fate quello che sognavate da piccoli e anche se non ci prendete tanti soldi siete comunque lì a farlo, non avete mollato.

Grandi.

Fatevi un favore, la prossima volta che non c’è budget alzatevi e andatevene, ma non prima di aver mandato affanculo chi vi ha fatto perdere tempo raccontandovi tutto il brief prima di dire che non c’erano soldi. È il primo passo verso l’emancipazione.

Tranquilli, papà capirà.

16 febbraio 2018
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