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Perché Wikipedia è bloccata? Ovvero: come vogliono distruggere internet

L'enciclopedia libera protesta contro il nuovo regolamento sul copyright che potrebbe distruggere internet (e che l'UE sta approvando)

Andrea Lombardi
3 luglio 2018
Perché Wikipedia è bloccata? Ovvero: come vogliono distruggere internet

Quando questa mattina (3 luglio 2018) le persone hanno iniziato a fare domande a Google si sono accorte immediatamente che Wikipedia era chiusa. Impossibile accedere.

Se Wikipedia fosse una fabbrica oggi la vedremmo piena zeppa di operai sul tetto, bandiere in mano e braccia incrociate.

E per una buona ragione. (Anche se dopo ti spiego come riuscire a leggere Wikipedia nonostante sia chiusa).

Infatti l’Unione Europea sta approvando un regolamento sul diritto d’autore che definire criminale è dire poco.

Gli articoli particolarmente contestati del nuovo regolamento sul copyright sono due: l’articolo 11 (detto anche Link Tax) e l’articolo 13 (quello sul filtro preventivo).

Link Tax (Art. 11)

Avete presente cosa succede quando pubblicate un link su Facebook? Il sistema di Facebook crea in automatico un blocco che contiene l’immagine rappresentativa della pagina che state condividendo, il titolo e una breve descrizione, tutti contenuti che gli vengono forniti dalla pagina stessa.

In gergo quel blocco ricco di informazioni si chiama snippet, così come si chiamano snippet i blocchi dei risultati che appaiono in seguito a una ricerca su Google e che contengono parti di testo estratte dalla pagina mostrata nel risultato.

Esempi di snippet: il primo da Facebook, il secondo da Google

Ecco, l’articolo 11 del nuovo regolamento sul diritto d’autore dice che quando questi snippet mostrano i contenuti provenienti da una fonte giornalistica, per mostrarli bisogna pagare una licenza alla testata giornalistica cui appartengono. Senza questa licenza, si tratterà di una violazione di Copyright.

Quindi devo pagare per ogni link che pubblico?

No, testina di rapa, non sei tu che devi pagare, è la piattaforma a dover aprire il portafoglio (nel caso dell’esempio Facebook). Nel momento in cui viene generato lo snippet, secondo il nuovo regolamento, Facebook sta rubando del contenuto dalla fonte e quindi deve riconoscergli dei soldi.

Ma non pensare che non sia un tuo problema solamente perché non sei tu a dover pagare! Perché il risultato sarà, molto probabilmente, che Facebook chiuderà i rubinetti e che la stessa cosa la faccia anche Google, impedendoci direttamente di linkare determinati siti giornalistici.

Oltretutto l’Art. 11 pone dei presupposti molto pericolosi che potrebbero minare il diritto di citazione e quindi la libertà di critica. Pensa per esempio se in questo articolo volessi citare una porzione di un articolo giornalistico per criticarlo, secondo il nuovo regolamento sul copyright dovrei pagare una licenza oppure verrei considerato un ladro.

Se ti stai chiedendo il perché di una norma così stupida, la risposta è semplice. I giornali si sono accorti che guadagnano poco e che le persone tendono a leggere solo i titoli delle notizie. Quindi, anziché lasciarli fallire nella speranza che i sopravviventi inizino a creare contenuti più interessanti, a digitalizzarsi per davvero oppure a limitarsi a scrivere i titoli senza il resto dell’articolo – se è questo che la gente vuole – l’UE cerca di spostare il problema e di togliere soldi ai colossi come Facebook e Google per mantenere in vita strutture morenti, inefficienti e che non hanno saputo rinnovarsi e rimanere al passo con i tempi.

Filtro preventivo (Art. 13)

Il secondo articolo contestato è quello sul filtro preventivo. Un po’ come in 1984 di George Orwell, l’UE si sta attrezzando per rendere più capillare il controllo sulle nostre azioni e vorrebbe obbligare i provider che ospitano i nostri contenuti a verificare che questi non violino i diritti di qualcuno, prima di renderli pubblici.

Hai capito bene.

Vuoi pubblicare un sito su Altervista? Benissimo, tu lo carichi, viene scandagliato in automatico da un software che va alla ricerca di violazioni di copyright (o presunte tali) e finché il risultato non è un “ok, non hai copiato niente” il sito non viene pubblicato. Altrimenti rimane tutto oscurato.

Questo ovviamente vale per qualsiasi tipo di contenuto, non solo per i siti web, quindi si applica anche al tuo ultimo post su Instagram o status su Facebook.

La direttiva è stata respinta (per ora)

Il 20 giugno questo crimine contro l’umanità è stato approvato dalla commissione affari legali del Parlamento Europeo, ma il 5 luglio durante la discussione in seduta plenaria è stato fortunatamente respinto.

Per ora.

Perché comunque il regolamento sul copyright andrà affrontato prima o poi, e la discussione per ora è stata rimandata a settembre.

Cosa succederà ora?

Continuerà la propaganda, quindi fai attenzione.

Soprattutto fai attenzione a chi urla slogan come “il lavoro si paga”, perché sono banali e giusti, ma non c’entrano nulla con la questione.

Qualcuno sostiene che siccome il lavoro si paga e la proprietà intellettuale va protetta (giustissimo), allora è giusto che i colossi del web come Google e Facebook sgancino un po’ di quattrini e li diano ai giornali quando li linkano.

È un discorso che non regge, primo perché il web si basa sull’oggetto link e non si può renderlo a pagamento, tra l’altro solo per alcuni (i soldi li puoi chiedere solo se sei una testata giornalistica).

Secondo, perché sono i siti stessi a iscriversi a Google News e a dare i metadati che Facebook usa per creare gli snippet, quindi da una parte dicono “indicizzami, indicizzami” e “ti prego rubami i contenuti” e poi dall’altra piagnucolano perché vogliono pure dei soldi.

Approfondimenti

Come leggere Wikipedia anche se è bloccata

Wikipedia è bloccata ma con un trucchetto si può accedere lo stesso.

È eticamente corretto farlo? Secondo me sì.

Primo, se avessero voluto un blocco “duro e puro” avrebbero inserito un redirect lato server che non avremmo potuto aggirare, invece ora il redirect verso il manifesto di protesta avviene sul tuo computer, per una frazione di secondo infatti la pagina che stai cercando di leggere la vedi.

Secondo, una volta comprese le motivazioni della protesta se un contenuto serve e ci si può accedere con un trucchetto lecitissimo, mi sembra più che giusto farlo.

La guida veloce è: disabilita il JavaScript e inizia a navigare tra le pagine di Wikipedia aggirando il blocco.

La guida dettagliata lunga te la mostro di seguito (occhio anche al video che segue, perché da ieri Wikipedia ha aggiunto un secondo blocco) e funziona con Google Chrome.

Attenzione, questo procedimento non basta più, bisogna fare come segue:

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