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Ho una nuova teoria su Liberato (e c’entra la droga)

Voglio aggiungere un tassello alla teoria che vede Liberato come carcerato di Nisida. Ammettiamo che sia così, qual è il messaggio dell'intero progetto?

Andrea Lombardi
4 giugno 2018
Ho una nuova teoria su Liberato (e c’entra la droga)

Che piaccia o no Liberato è uno dei fenomeni musicali più importanti degli ultimi due anni e chiunque stia tenendo le redini del progetto deve avere le palle quadrate visti i numeri che girano: 37,7 Milioni di visualizzazioni distribuite su 6 video pubblicati nell’arco di un anno e mezzo; 22 Milioni di ascolti su Spotify con più di mezzo milione di ascolti mensili e più di 20.000 presenze al suo concerto di Napoli del 9 maggio scorso.

‘sti gran cazzi.

Per fare un paragone il video di Una Vita in Vacanza de Lo Stato Sociale ha 37 Milioni di views. Ma è andato a Sanremo e il gruppo ha nove anni di carriera alle spalle.

L’anonimato di Liberato

Liberato ha fatto esplodere la sua bomba il 13 febbraio 2017 con il video di Nove maggio firmato da Francesco Lettieri, non esattamente l’ultimo degli arrivati.

Il prodotto è curato in ogni aspetto: la musica, i video, il marchio, insomma tutto il necessario per renderlo un progetto di alto profilo, sicuramente seguito da diversi super professionisti. Anche perché uno come Lettieri non avrebbe probabilmente prestato la sua firma ad uno scappato di casa, ergo dietro c’era certamente una garanzia di qualità.

Un cantante sconosciuto che parte dal nulla con un prodotto di questa fattura si fa notare senz’altro e il resto del successo è arrivato grazie al sapiente uso delle leve della comunicazione, tra le quali l’anonimato e il mistero creato ad arte intorno alla figura di Liberato che hanno giocato un ruolo chiave nella sua diffusione.

Liberato sarà, almeno secondo me, una delle pietre miliari del marketing e della comunicazione applicata alla musica ed entrerà a forza tra i casi di studio di successo che si racconteranno agli studenti di domani.

Liberato potrebbe anche non esistere, nel senso che potrebbe essere slegato dalla persona che gli dona la voce, il punto qui secondo me non è capire chi è Liberato né capire chi ci sta dietro, ma capire cosa Liberato rappresenta.

E io sento il desiderio di aggiungere il mio tassello al mosaico delle teorie e delle leggende che nascono e muoiono intorno a questo fenomeno, perché in fondo pure io sono vittima delle stesse straordinarie e affascinanti leve che muovono l’anima di tutti i suoi ascoltatori.

Iniziamo con un riepilogo.

Emanuele Cerullo: il paroliere di Liberato?

L’anno scorso ad un certo punto è saltato fuori il nome di Cerullo.

Emanuele è un giovane poeta di Scampia che il 9 maggio 2016 avrebbe pubblicato su Facebook uno stato che sembra la messa in versi del testo della prima canzone di Liberato, Nove maggio per l’appunto.

Del post pare non ci sia più traccia e si trovano solo degli screenshot in giro per il web, da qui la necessità di prendere con le pinze la vicenda.

Tuttavia, che il fatto sia vero o meno, non importa: questo è l’indizio che ci hanno voluto comunicare e noi lo prendiamo per buono.

In un primo momento si è pensato che Liberato fosse Emanuele Cerullo, ma il progetto sembra troppo grosso per poter essere il capriccio musicale di una singola persona peraltro sostanzialmente sconosciuta.

La qualità del prodotto è troppo elevata per essere il risultato dell’investimento di un emergente.

Sembrerebbe che Emanuele Cerullo sia comunque coinvolto nel progetto e che sia l’autore dei testi delle canzoni, ipotesi questa decisamente più verosimile.

La teoria di IutuBBer Diego: Liberato è un carcerato

Dopo un anno di teorie e ipotesi strampalate il 9 maggio 2018 Liberato tiene un concerto a Napoli. Non è la prima volta che il progetto si esibisce dal vivo, io stesso l’ho visto al MI AMI 2017, ma quella sera alla voce c’era Calcutta e non il cantante originale.

Pochi giorni dopo il concerto IutuBBer Diego – youtuber napoletano -, lancia una bella bombetta su Liberato: e se fosse un ragazzo detenuto al carcere minorile di Nisida che ha partecipato a qualche programma di recupero o laboratorio musicale?

BOOM.

Diego ci lancia in faccia questa teoria sostenendo che un suo amico presente al concerto avrebbe avuto l’intuizione dopo aver visto la direzione con la quale è arrivata ed è andata via la barca sui cui si trovava il cantante.

Sostengono che sarebbe esattamente la direzione per andare sull’isola di Nisida, dove appunto si trova il carcere minorile.

Tra tutti gli indizi questo mi sembra quello meno fondato e non vorrei diventare un complottista e pensare che qualcuno abbia imbeccato il nostro caro IutuBBer, quindi mi fermo qui.

Riferimenti nelle canzoni di Liberato

La teoria di IutuBBer Diego per tante cose fila, per altre invece scricchiola, ma è innegabile che nei video e nei testi di Liberato ci siano molti riferimenti compatibili con questa storia: “una sirena quando stavo insieme a te”; “portami a casa mia, quanto mi manca non puoi capire”; “non lo faccio più, io ti giuro mai più” e via di questo passo.

Anche nei video ci sono alcuni riferimenti espliciti: sul finale di Tu t’e scurdat’ ‘e me per esempio, durante i titoli di coda, la schiena di Liberato viene illuminata da un lampeggiante blu, come quello delle forze dell’ordine.

Contestazioni alla teoria

Molti sono convinti che siano tutte minchiate. Credo che in parte sbaglino. Mi spiego, Liberato potrebbe effettivamente non essere un carcerato, poiché la storia della carcerazione potrebbe essere un semplice espediente narrativo, è indubbio però che i riferimenti a vicende di legge nella sue canzoni e nei video siano troppi per essere ignorati.

Liberato ci sta dicendo qualcosa, il punto è capire il messaggio. Qual è? Forse non abbiamo ancora tutti i tasselli per comprenderlo fino in fondo.

La marchetta alla Converse

Qualcuno ritiene che un progetto legato ad un carcere non potrebbe essere sponsorizzato da un’azienda privata come Converse. Voglio dire due cose, anzi tre:

  1. Altri video di Liberato, per esempio il primo, contengono sponsor (nel caso di Nove maggio lo sponsor era “London Store”, vedete il video fino in fondo dove c’è il logo)
  2. In un progetto ben strutturato, anche se legato ad una istituzione pubblica, possono tranquillamente esserci sponsor privati (lo stesso Lettieri sarebbe una realtà commerciale privata che collabora con il carcere, se la teoria fosse vera)
  3. Come ho già detto potreste anche avere ragione nel merito e la storia del carcere potrebbe essere solo un espediente narrativo, oppure si potrebbe anche trattare di un ex carcerato

Al contrario, se c’è Converse c’è qualcosa di grosso

Vi ribalto la domanda: perchéccazzo un marchio come Converse dovrebbe mettersi a disposizione di un cantante sconosciuto fino a ieri? Non avrebbe senso, giusto?

Ci dev’essere dietro un progetto importante e molto ampio perché un marchio come Converse si lasci coinvolgere. Più ci penso più la sua presenza avvalora la tesi di IutuBBer Diego.

Aggiornamento (grazie a Francesca): non solo Converse è coinvolta nel progetto, ma addirittura NSS Factory, un’agenzia di comunicazione di Milano che lavora per marchi del calibro di Moncler, Adidas, Nike, Timberland, Foot Locker e Converse stessa.

Riferimenti esterni a Liberato

Nel pezzo Vato Loco di Noyz Narcos al minuto 1:07 il rapper canta: «fuori dai cancelli Liberato, è uscito il 9 maggio e fa festa».

Il pezzo è uscito con l’album Enemy ad aprile 2018, ben prima che IutuBBer Diego tirasse fuori la sua teoria su Liberato-Carcerato.

Nel nuovo video di Paracetamolo (by Lettieri) di Calcutta al minuto 1:42 c’è un bel close-up su una mappa geografica con al centro l’isola di Procida. Nisida non si vede perché si trova un po’ più in alto a destra rispetto alla cornice del video.

La mia teoria su Liberato

Se vi dicessi:

Per entrare nell’anima basta un sospiro
Fai un tiro tu, io non sto bene (/non me la sento)
Per una lacrima è sufficiente un respiro
(Nove maggio)

Una rosa e cento spine
Sei mesi senza di te
(Tu t’e scurdat’ ‘e me)

Cento bombe
Ma non sento la botta
Io con te ci son rimasto sotto
(Tu t’e scurdat’ ‘e me)

La voce di una sirena
Quando stavo insieme a te
Il cuore mi batteva
(Gaiola portafortuna)

Cento bombe all’ora
Sono tutto “I Love you”
(Me staje appennenn’ amò)

Mi hai rivoltato il cuore
E poi te ne vai
(Me staje appennenn’ amò)

Tachicardia e poesia
Dove sta scritto che devo soffrire?
(Je te voglio bene assaje)

Con l’anima che urla non ce la faccio più
La colpa di questo tormento te la tieni tu
Con le mani sopra gli occhi per non sognarti
Le luci di questo balcone si devono spegnere
(Intostreet)

Una volta sola ancora voglio volare
Con la voce stretta in gola per non urlare
Le luci giù al porto si devono spegnere
(Intostreet)

Niente?

Torniamo indietro e mettiamoci questa rosa qui, al posto di quella che vi immaginate:

Immagine presa dal Tumblr di Liberato

Ora ha tutto più senso. Compresi alcuni versi che sembrano descrivere i sintomi di chi è sotto l’effetto di una bomba («tachicardia»), e di chi smette di fumare quando è abituato a farlo spesso (il fastidio per la luce, «le luci di questo balcone si devono spegnere»).

I riferimenti all’erba nei testi di Liberato non sono certo una mia scoperta, ma rileggiamo tutto quanto partendo dal punto di vista di qualcuno che lotta per la legalizzazione della cannabis e integriamo tutto nella teoria di IutuBBer Diego, che voglio mantenere intatta.

La storia sembra essere quella di un ragazzo che è stato beccato con della droga («la voce di una sirena / quando stavo insieme a te») e che per questo è stato incarcerato («una rosa e cento spine / sei mesi senza di te»).

D’altra parte quale tipo di criminale potrebbe godere del supporto di una così larga parte della scena musicale italiana se non un “non-criminale”, ingiustamente incarcerato per un fatto che tutti riteniamo moralmente lecito, come farsi una canna?

Di certo non un assassino, come qualcuno teorizzava.

Il racconto quindi è quello di un ragazzo tormentato dai sensi di colpa («io ti giuro, ti giuro mai più») per aver commesso qualcosa che certamente è illegale, ma che tutti pensiamo non debba più esserlo (e che tutti facciamo).

Forse è stato accusato di spaccio quando era solo un consumatore («io ti giuro non sono stato io», «non ci posso pensare a sto fatto che non mi credi»).

Esistente o no questa persona, che sia davvero finita in carcere oppure no, la storia è verosimile.

Qualche altro indizio

Partiamo dal presupposto che niente viene fatto per caso, per esempio il profilo Tumblr di Liberato: già il fatto che esiste significa che fa parte della narrazione.

Se lo aprite trovate sostanzialmente tre temi: l’erba, Napoli (e Il Napoli) e lo scopare. In particolare c’è una gif animata che secondo me rappresenta l’essenza stessa dell’intero progetto:

Non dir loro i tuoi piani, semplicemente credici e vai avanti

Come a dire non spiegarti, non raccontare chi sei e qual è il tuo progetto, credici e vai fino in fondo.

Che è esattamente quello che sta facendo.

La mia convinzione è che Liberato possa essere un progetto che, con il coinvolgimento o meno di un carcerato vero, ha come concept di fondo la lotta per la legalizzazione della cannabis.

E se fossero tutte palle?

Come tutti gli altri anche io sono vittima del marketing e del fascino del mistero e mi sono voluto lanciare nell’aggiunta di un pezzetto ad una teoria già di per se scricchiolante anche se molto verosimile.

Il fenomeno Liberato è stato orchestrato in modo eccellente e come ho detto all’inizio sono convinto che rimarrà nella storia.

Se tutte le teorie che circolano fossero inutili perché dietro Liberato non c’è davvero nulla oltre le canzoni, ci dovremmo solamente togliere il cappello una volta in più davanti a chi è riuscito a farci scervellare così tanto su un progetto che ha molto poco a che fare con la musica e tutto da insegnare a chi si occupa di marketing (e questo è vero a prescindere).

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