Home page be.Beap, c'è di peggio be.Beap, c'è di peggio
Il grande scapoccio di Momusso

Il grande scapoccio di Momusso

Martina Lorusso è un'illustratrice a cui non mancano mai le parole... e se proprio non le trova, le inventa!

Ho conosciuto Martina la sera che l’ho intervistata. Abbiamo parlato per un paio d’ore davanti ad altrettanti bicchieri di vino, e mi sono pentito solo di non essermi organizzato per un’intervista video perché sono sicuro che avrebbe spaccato alla grande.

Tra le tante cose che ha fatto vale la pena sottolineare e ricordare a tutti che mercoledì 26 aprile alla Santeria Paladini 8 ci sarà l’inaugurazione della sua mostra Liberamarsi, dove presenterà il suo #vocabolariosentimentale: una raccolta di parole nuove e illustrazioni per descrivere sentimenti e situazioni a cui non era mai stato dato un nome, prima d’ora.

Liberamarsi nasce da una collaborazione tra Martina e Poliedro, l’associazione LGBTI+ del Politecnico di Milano, ecco l’evento Facebook della mostra.

Potete seguire Martina, in arte Momusso, sulla sua pagina Facebook oppure su Instagram.

Come ti trovi a Milano visto che non sei di qua?

Mi trovo un sacco bene, diciamo però che la differenza con giù si sente un bel po’. Quindi magari ci vuole un pelo di più per instaurare un rapporto.

Hai studiato Scienze della Comunicazione e lavori in quell’ambiente adesso?

Mi annoiavo un pochetto al secondo anno, così ho detto “prendiamo un po’ di lavori, iniziamo a fare qualcosa”, sempre di grafica. Nel frattempo riempivo Moleskine di disegni perché non stavo tanto bene e c’avevo voglia di esternà un attimo.

Hai sempre disegnato?

No, è da due anni… tre.

Da piccola alle elementari disegnavo, come tutti.

Quindi fino a 22 anni non hai più preso in mano la matita?

No, zero zero. Facevo le scritte sui diari alle amiche mie e basta, le dediche…

E adesso fai la grafica?

Eh sì, principalmente quello.

Con gli altri illustratori che rapporto hai?

Ti dirò che ho incontrato persone meravigliose che mi hanno lasciato qualcosa. Con molti c’è stato veramente un bel rapporto, anche molta ammirazione, è bello.

Perché hai iniziato a disegnare?

Non volevo continuare l’università. Non stavo bene, quindi ho passato un anno chiusa in casa a non fare niente e diciamo che non avevo affrontato bene una separazione, ma secondo me era un pretesto per tirare fuori cose che già c’avevo dentro.

E quindi era il cambiamento. Secondo me prima del cambiamento ci sta proprio un momento di down pazzesco, ed è importantissimo perché è molto fertile quel momento, quindi tu puoi piantare un’idea, creare qualcosa, iniziare qualcosa.

Allora mi sono messa lì a disegnare.

Devi stare male per combinare qualcosa?

No, però devi conoscere il dolore. Perché così sai bene come gestirlo e puoi sfruttarlo in maniera positiva.

Come fai a sfruttarlo in maniera positiva?

Perché sai che devi raggiungere un obiettivo e che lo vuoi raggiungere. Se senti un impulso in te, a dover fare qualcosa, non devi bloccarlo quello perché trova una motivazione in più visto che stai male, è un punto di uscita. È qualcosa in cui credi, perché comunque tutti quanti credono in qualcosa.

Tu in cosa credi?

Io credo nel potenziale dell’uomo, in quello che può fare. Con le capacità che ha e quello che ha a disposizione può fare veramente grandi cose secondo me.

Però molti si sottovalutano, invece ognuno dovrebbe cambiare qualcosa di sé e dell’altro.

L’hai sempre pensata così?

Diciamo che intraprendendo studi personali sulla psicologia e la sociologia mi sono appassionata alle dinamiche umane. E da qui nasce un po’ anche il nuovo vocabolario sentimentale.

Che rapporto hai con il dolore adesso?

È diventato mio amico. Ho imparato a volergli bene perché succede di stare male. Devo dire che sono i momenti più belli perché riesco proprio a conoscermi di più, a sapermi perdonare soprattutto, perché capita di sbagliare, capita di stare male ma non è sempre colpa nostra. O comunque le cose che ci succedono hanno un motivo, magari oggi non lo sappiamo e magari tra qualche mese sarà chiaro.

Bisogna accettarci per come siamo, se abbiamo un difetto lo conosciamo, ma non dobbiamo giustificarlo, cambiarlo semplicemente. Fa male, non è semplice.

Io ho iniziato anche con i sogni lucidi a farlo, perché volevo cambiare qualcosa che non mi andava.

Sono molto passionale, ma nelle relazioni non funziono.

Perché?

Dall’altra parte questa cosa spaventa. Non riesco a contenermi. Sembro eccessiva, solo che io vivo le cose sempre alla massima potenza. E ho visto che se lo faccio con l’illustrazione e con la grafica mi riesce meglio.

Tu cerchi questi momenti di dolore?

Qualche volta sì, ormai fa parte di me e dei miei alti e bassi. E so che un giorno se è nero non cambia, lo vivo però, lo assecondo, ascolto musica depressa. Però lo faccio, perché ci tengo, è un momento suo. Il dolore, come la felicità, deve avere un suo momento, non puoi impedirlo, perché se lo impedisci poi è la fine, non sarai mai felice. È la fine, sicuro.

Qual è il tuo obiettivo massimo?

Ho imparato ad accettare il fallimento. Questo mi aiuta a provarci, sempre. Il non sapere il finale mi fa vivere le cose in maniera profonda. Quasi come se fosse l’ultima cosa che faccio…

Non lo so dove sto annà, e questa cosa mi manda avanti, perché sto cercando di capirlo.

I lavori che faccio sono scelte, e la scelta mi sta costruendo, quindi mano a mano vedo come sono.

Ho visto che oggi sei stata in Facebook…

Oggi ho fatto un appuntamento con Instagram ed è stato fighissimo. Praticamente mi hanno convocata negli uffici di Facebook e abbiamo parlato del Vocabolario Sentimentale e di come si potrebbe cambiare Instagram in meglio, quindi come potenziarlo.

Hanno chiamato sei persone, ci hanno parlato in questi giorni e hanno cercato di capire quello che mancava su Instagram e come si può potenziare, quindi diciamo che è una collaborazione.

Ok, ho capito, è arrivato il momento di parlare del Vocabolario Sentimentale

Praticamente mi mancavano delle parole perché non riuscivo proprio a definire quello che provavo. Ero con una mia amica e una sera stavamo parlando delle cose che non riesci a dire… “come lo diresti questo?”, e così ci siamo inventati le parole.

Allora mi sono definita illustronauta, un po’ mi vedo che vago nello spazio alla ricerca del mio pianeta dell’emozione. E infatti poi è venuto fuori emozionauta.

All’inizio ho elaborato delle parole mie. Poi ho pensato che magari c’era qualcun altro che da una vita aveva delle parole che voleva rendere reali, allora mi hanno iniziato a mandare delle parole e dei sentimenti, così sono diventata un po’ custode dell’altro, ed è stato molto bello perché alcune sono state molto intime e molto sentite. Ho apprezzato tantissimo l’apertura che c’è stata, anche perché si sono fidati di me quando non mi conoscevano nemmeno e mi hanno lasciato un pensiero. È stato molto bello.

E così è nato il Vocabolario Sentimentale.

Al contrario di quello che pensano molti sui social che allontanano le persone, invece è terreno fertile per creare relazioni, magari diverse, non come le solite, però c’è anche fiducia, si riesce a sentire anche altro dalla solita condivisione e dal solito insulto. L’ho vissuto proprio sulla pelle, quindi perché non usare i social in maniera positiva?

Adesso con Poliedro (associazione LGBT+ del Politecnico di Milano) cerchiamo di usare le parole del Vocabolario Sentimentale per amare se stessi e poi amare l’altro. E se si accetta la propria sessualità, si ama veramente.

Quindi in una società dove non si trovano le parole per dire certe cose, perché ti senti giudicato, non ti senti te, senti altro… bisogna essere se stessi e cercare di trovare il coraggio di trovare le parole giuste.

Anche se te le devi inventare…

Eh sì, se non ci sono… cioè l’uomo si inventa le soluzioni per risolvere i problemi, però come ci arriva alla soluzione? A tentativi.

Tra l’altro fai una mostra tra poco?

Sì, inizia mercoledì 26 aprile e dura una settimana. Alla Santeria Paladini 8.

Il 26 ci sarà l’apertura con una ragazza che canta, Carlotta, e poi io e Poliedro che facciamo il discorso di inaugurazione.

Mercoledì ci spiegherai il senso delle parole che hai inventato?

Sì, racconterò di più, in maniera più approfondita. A livello proprio esperienziale, penso che mi aprirò parecchio perché è un viaggio che noi emozionauti dobbiamo compiere, e per farlo devi essere sincero. Quindi se lo faccio per prima io sono sicura che qualcuno lo farà, non tutti perché devi essere pronto a essere sincero.

Tu sei sincera con te stessa?

Io cerco di esserlo.

È una cosa faticosa?

Madonna… è un peso! È una spada!

Perché è difficile essere sinceri perché cazzo ti accorgi anche di cose che ti butteranno giù, però comunque devi alzare il culo e cambiarle oh. Te devi muove un attimo, e qualche volta a me pesa il culo tantissimo, quindi combatto con me, capito?

Sei pigra di natura?

L’inverno lo passo in pantofole, pigiama e film mediocri. Io ci vado matta per i film mediocri, proprio perché voglio dormire perché sennò non dormo.

Mi chiudo perché fa freddo, e chi m’ammazza? Ho la cioccolata, il cibo… io c’ho un rapporto col cibo che te dico, me magnerei…

Che rapporto hai col cibo?

Meraviglioso. Magno come un bove. Soprattutto la carne, me dispiace eh perché per carità, l’animale che si sacrifica per me… però è bonoo, non riesco.

È proprio bono, non ce posso fa niente.

Il cibo è proprio un abbraccio, è amore. Ma proprio verso se stessi perché te lo meriti di magnatte un bel pezzo di cheesecake. Te lo meriti, se lo meritano tutti de magnasselo.

La solitudine invece che ruolo ha nella tua vita?

Sono gli omini neri che disegnavo nei primi periodi. Mi sono sempre sentita un po’ sola. Sarà il mio vissuto in generale, sono sempre stata portata ad essere un po’ staccata da tutto.

E ti pesa?

Adesso no, cerco i miei momenti anzi.

Prima l’ho vissuto veramente da sola e non ho rotto le palle a nessuno. Però sentivo che non ero me, non ero niente, perché non mi conoscevo. Adesso guarda che è una sorpresa perché ogni volta è un pezzetto che si aggiunge, quindi adesso non mi fermo più.

Com’eri alle elementari?

Piangevo sempre. Forse diciamo che mi spiaceva essere la bruttina della situazione, ero con gli occhiali… un po’ maschietto. Il primo anno delle elementari mi hanno detto che non riuscivo a stare seduta perché all’asilo non ero stata abituata a sedermi. Andavo in giro per la classe da un banco all’altro, non sapevo che dovevo stà su una sedia.

E poi mi sono addormentata due volte perché ero attaccata al termosifone, è stato bellissimo.

Che rapporto hai con gli altri?

Osservo molto. Vado sempre in giro con le cuffie perciò mi faccio sempre dei grandi viaggioni con la musica, però osservo molto. Mi piace vedere come interagiscono gli altri tra di loro, e come alcuni interagiscono con me anche quando io non sono disposta a interagire. Faccio degli esperimenti sociali.

Come interagiscono con te?

Alcuni mi guardano incuriositi, altri magari interagiscono con me proprio sull’autobus. Delle signore magari, parliamo. Altre volte non sono proprio predisposta quindi mi chiudo come un riccio.

Tu sei quello che vorresti essere?

Sì. Però, ancora so che c’è qualcosa a livello sentimentale che non quadra. Perché non sono sempre soddisfatta di me, c’è sempre quel sentore di “cavolo però potevi fa meglio”, sono un po’ maestra di me stessa.

Lo sei sempre stata?

No. Ho iniziato quando non credevo tanto nell’amore, ho iniziato a crederci un po’ meno.

Adesso ci credi invece?

Adesso so che c’è. Però non so più se quello che provo è amore o quello che provo è bene… vivo. Boh. Poi cercherò di capirlo.

Insomma sto facendo un percorso che riesce a trovarmi le parole, magari riuscirò a trovarle. Boh.

Alla fine rimane un grandissimo BOH

BOH, in Comic Sans. Guarda, la copertina dell’intervista la facciamo con un Boh in Comic Sans!

Milano è il tuo posto?

Non lo so, quando troverò il mio posto lo capirò e sarò felice.

Verona mi è rimasta nel cuore, è stato il posto che mi ha dato modo di provare certe cose.

Com’è strano che il posto influisca proprio sulla persona. Incide tantissimo, lo vedi da come un veronese affronta una cosa, un milanese la affronta in modo diverso e un ternano in un altro ancora.

Dimmi tre cose che nella tua vita ti hanno fatto diventare come sei ora

Ho conosciuto Rambaldi da piccola. Rambaldi era un grande uomo e aveva una visione del mondo meravigliosa, onirica.

Anche E.T., era come se fosse il suo amico immaginario, era pazzesco. Lui lo dipingeva come una sua creazione, un suo figlio, era bellissimo sentirlo raccontare. Anche di King Kong o Alien.

Come l’hai conosciuto?

L’ho conosciuto perché papà ha sempre avuto un giro di artisti, a lui piace molto l’arte contemporanea e mi ha sempre spinta ad essere curiosa e quando c’erano i suoi amici importanti a interagire con loro, e cavolo ero una spugna.

Poi mi ha sempre insegnato a fare tutto da sola. E ora mi sento un po’ in colpa se chiedo aiuto, ti giuro, voglio veramente farcela da sola. Magari papà ci prova ad aiutarmi ma io non riesco, dico “no papà, ti prego, non mi interessa”.

Però vabbè credo sia normale, perché magari c’ha i progetti suoi e mi vuole coinvolgere, solo che io la vedo come una sfida quotidiana. Devo proprio superarmi ogni volta.

Vuoi superare tuo padre?

Cacchio papà è proprio… forse sì, sai? Lui per me è il supereroe. In realtà adesso lo sto capendo che da lui ho preso tantissimo, la passione per le cose soprattutto, quelle in cui credi.

Lui ha la passione per la scrittura e io ho trovato che la scrittura e l’illustrazione insieme trovano un bel ponte.

Tu scrivi?

Eh un po’ per i cavoli miei. Ma scrivo da quando avevo dodici anni, avevo il blog di Messenger. Era meraviglioso, mamma se stampava tutte le cose che scrivevo.

Disegnare mi dà più libertà.

Disegni solo in digitale?

Alla fine sì. Prima col trackpad, poi me s’è rotto. Tutti i corti li ho fatti col dito, infatti avevo un problema de tendinite, mi si era un po’ infiammato.

Poi mi si è fottuto il trackpad perché a forza di usarlo… c’è cascato pure il succo di frutta all’arancia, quindi puoi capire che bel pastino ha fatto su. Quindi poi ho iniziato ad usare la penna.

Il tuo disegnare ha più una funzione comunicativa che artistica?

Sì, sì, sì. Veramente io non so disegnare, lo vedi, se vedi altri illustratori cazzo, cioè io non sò veramente niente. Solo che so usare i programmi di grafica, so bene o male come funzionano le forme e i colori, e quindi provo a vendere quello che penso e quello che faccio.

Lo faccio perché me serve un po’ a me a risolvere i problemi miei. Ogni volta che arrivo a una persona sola, cazzo allora qualcosa funziona, è arrivato a qualcuno, io sono contenta così. Non deve arrivare a tutti, non importa, va bene così.

Vivi completamente da sola?

Vivo con le coinquiline: Giada, Marianna e Antonetta. Ci tengo a nominarle perché mi sopportano ogni santissimo giorno.

Sei difficile da sopportare?

Sì, sono disordinata, sono un casino, mi dimentico le cose… e loro sono sempre lì che mi dicono “dai Martina che ce la puoi fa”.

Più che altro quando sono innamorata e quando sono triste sono veramente una rompicazzo, te lo posso assicurare. Però per il resto cerco sempre di limitarmi.

Vedi gli estremi? Sono estrema.

Esiste l’amore verso qualcosa che non sia una persona?

Verso i progetti e verso le idee? Cazzo sì.

È lo stesso tipo di sentimento?

No è totalmente diverso. Cambia che lasci un po’ anche al caso, lasci veramente tutto alle scelte che fai. Quindi se tu fai una scelta quella ti porterà davanti a varie strade. Tu però stai lì e dici “se non la scelgo, che succede?”. E quella è un’altra vita, sono due vite proprio, sempre, noi ce le abbiamo sempre davanti due strade diverse.

E noi possiamo scegliere in qualsiasi momento, quindi è proprio un casino, è veramente un casino.

E scegli in base a cosa, di solito?

Eh, lo stomaco… sì, è qualcosa che sento, di solito non me lo pongo più il problema perché lo so.

Riesci a prendere una decisione che vada contro il tuo stomaco?

È successo. Scegliere la strada più difficile, che però è quella più giusta, mi è successo. Quindi ho dovuto chiudere dei ponti perché dicevo… cazzo, ok, ci tengo, però non è la strada giusta. E lo sai che sarà sempre così, che non cambierà mai, e quindi sacrifica quello che provi e vai avanti.

Quello è successo.

Tu fai scelte di intuito?

Sì, cerco sempre di non limitarmi mai, perché io sono sicura che non è una vera scelta quella di limitarsi. Perché cazzo tu sei il risultato di quello che hai fatto nella tua vita, e delle scelte che fai. Quindi perché non devi continuare a scegliere?

E se la decisione ti farà male?

Eeehhh… io sono riuscita a farla lo stesso, è che me incaponisco, io quando credo in qualcosa non lo faccio a caso. Non lo faccio a caso.

Per quello io amo i sentimenti negativi un po’, negativi nel senso che magari sono tristi, sono malinconici, però merda in realtà non sono nemmeno negativi. Ci devono essere, è il normale svolgimento delle cose.

Esiste il dolore come esiste la felicità, allora perché devo ignorare il dolore? Perché me fa comodo? No, col cazzo, lo vivo.

Diventa una dipendenza un po’, perché adesso riesco a leggermi solo quando sto male. Perché in quel momento mi apro proprio con me stessa perché sono pronta a cambià.

Ti piace cambiare?

Eh, tantissimo. Mi piace cambiare la strada che faccio la mattina, se c’è un pensiero che mi disturba inizio a cambiare veramente le piccole cose. Se scelgo di bermi il caffé o il the alla mattina magari cambia qualcosa, anche la strada che faccio o il mezzo che prendo.

Perché poi sono tutti cambiamenti che si accumulano e tu poi cambi qualcosa di grande.

Che rapporto hai con le regole?

Penso che siano molto importanti, perché ti danno modo di superarle. C’è un limite che tu comunque devi superà. Le regole sono quello, perché se una cosa non ha limite tu allora non te superi, perché dici “eh vabbé è così…”.

Le regole devono essere al pari passo con noi. Devono cambiare le regole, se no non sono regole, sono imposizioni.

E con il sentimento di giustizia che rapporto hai?

Che la vita non è giusta e le cose succedono un po’ a caso.

E ci convivi?

Sì, perché noi dobbiamo imparare che le cose accadono un po’ così e perché è una conseguenza di azioni di altri. È una catena che potrebbe essere infinita, e quindi non puoi superarla. Questo secondo me è il limite dell’uomo.

Credendo nel potenziale dell’uomo, credo anche alle conseguenze delle scelte. Per me, veramente, la scelta è il fulcro di ogni cosa. La scelta è tutto, è qualcosa che tu fai giornalmente, tu scegli di continuo.

Ho parlato veramente una quaresima ahaha.

Andrea Lombardi Andrea Lombardi Vai alla pagina autore