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Gli anni ’80 mi hanno rotto il cazzo

Non tanto per loro, quanto perché mi costringono a pensare che non abbiamo un futuro

Andrea Lombardi
14 ottobre 2018
Gli anni ’80 mi hanno rotto il cazzo

E così anche i ’70, i ’60 e i ’90. Non che abbia qualcosa di particolare contro di loro, ci mancherebbe, è che il citazionismo esasperato e la retromania a tutti i costi inizia a preoccuparmi seriamente.

Stranger Things è un capolavoro, intendiamoci, ma quando ho iniziato a vedere Maniac mi si è accesa una lampadina e ho capito che l’umanità si è infilata in un cul de sac senza uscita. Per lo meno la mia generazione non ha più speranze di salvarsi. Ha gettato la spugna.

Non commettiamo l’errore di pensare che sia una banale questione estetica quella che ci lega ai cari vecchi tempi, perché sotto il gusto estetico c’è molto altro: l’incapacità di modellare il presente per costruire un futuro.

Questa è la consapevolezza che ci ha fatti aggrappare disperatamente al ricordo di un passato che nemmeno abbiamo vissuto per impagliarlo e utilizzarlo come presente alternativo.

Comodo, sicuro e conosciuto. Ma inquietante come gli occhi vitrei e impolverati della volpe imbalsamata che nonno tiene davanti al camino. Antistorico.

Abbiamo scelto di fermare il tempo per comodità, perché altroché gli sdraiati, la mia generazione è morta in culla. E i pochi sopravvissuti ormai superati i 30 anni si tengono ancora ben stretti il ciuccio e il pannolone.

Non so se sia stata la crisi o le poche mazzate prese in capa, non voglio dare giudizi morali né ho la pretesa di conoscere le cause di questa disfatta. È fuori dalla mia portata, ma sono preoccupato. Sono preoccupato perché non c’è futuro senza presente, e non c’è presente se si scappa e ci si rinchiude nel passato.

E ditemi, cosa oggi non è passato?

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