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Gianluca Spina, il professionista eccellente che per missione aiuta gli altri

Gianluca è duro e intransigente prima di tutto con se stesso e usa la disciplina come strumento per esprimere e liberare il suo genio, mai per limitarlo

Andrea Lombardi
28 settembre 2018
Gianluca Spina, il professionista eccellente che per missione aiuta gli altri

Ho iniziato a seguire i video di Gianluca Spina un paio di anni fa, quando casualmente me lo sono trovato sulla bacheca di Facebook mentre parlava del mestiere dell’agente immobiliare.

Non una delle figure professionali che apprezzo di più, perché quei pochi con cui ho avuto a che fare non hanno mai fatto nulla per risultarmi né simpatici, né affabili e né educati. Oltre a non apparirmi nemmeno molto affidabili.

Ma Gianluca era diverso, parlava degli agenti immobiliari usandoli più come pretesto per affrontare argomenti universali che non coinvolgono solo i professionisti, ma la vita quotidiana di ognuno di noi a prescindere dal lavoro che svolge.

Mi ha subito incuriosito quell’ex poliziotto diventato agente immobiliare, con una storia fatta di successi e di momenti di disperazione completa, ma con la costante capacità di ribaltare tutto per uscire vincente dalle battaglie della vita.

Penso che Gianluca sia una fonte di ispirazione per chiunque affronti il lavoro come una missione per servire gli altri e se stessi, e non come la condanna ad alzarsi presto il lunedì mattina e da cui scappare ogni volta che è possibile farlo.

Quando qualcosa non combacia con i tuoi principi non devi avere paura di scartarla, perché subito dopo si presenta qualcosa che è affine ai tuoi principi

Negli anni ho continuato a seguirlo e dai quei pochi video iniziali sono nati tre libri e un vero e proprio progetto di business tramite il quale Gianluca offre formazione di alto livello.

A fine luglio ci siamo incontrati in una caffetteria molto bella di Milano dove Gianluca è solito fare colazione e abbiamo parlato per quasi tre ore di fila, spaziando dalla vita quotidiana al modo per migliorare l’efficienza del proprio lavoro. È stato un incontro ricco di ispirazioni e ne ho voluto riportare qui un piccolissimo estratto, che spero possa essere solo il primo tassello di un dialogo appassionante e mai banale con una persona che si è dimostrata, nei fatti, esattamente come si mostra sul web: sincera e profondamente interessata al bene dei suoi interlocutori.

Quali sono gli errori di chi non raggiunge i propri obiettivi?

Tanti se la raccontano, tanti non hanno risultati e addebitano il non avere risultati al Governo, al tempo, alla sfiga. Non accettano che dipenda da loro.

Ci raccontiamo un sacco di cazzate, di auto convinzioni basate sul nulla. Ce la raccontiamo nell’interpretazione di chi siamo e di chi sono gli altri, cioè partiamo da paradigmi sbagliati. Ma se poi la realtà è un’altra quando tiro le somme mi ritrovo sempre in un punto distante da dove volevo stare, perché mi sto prendendo per il culo. Perché mi sto giustificando, mi sto dando delle concessioni, perché dichiaro di voler diventare o di voler raggiungere un obiettivo ma poi faccio tutto il contrario di quello che dovrei fare per raggiungerlo.

E tutto questo perché per raggiungere determinate cose bisogna rompersi i coglioni con la disciplina. E siccome rompersi i coglioni dà fastidio, perché vorremmo tutto molto più facile, pensando erroneamente che chi c’è arrivato ci sia arrivato facilmente, ci auto convinciamo di stronzate e creiamo così i nostri limiti.

Un giorno mi trovavo con mia moglie a Livigno, dopo essere tornati insieme in seguito alla nostra separazione, e arrivò la notizia del terremoto di Amatrice. Associai subito quel terremoto con il terremoto che accade nella vita della gente, che omette di vivere in un determinato modo e poi si trova sotto le macerie, senza accorgersi che le macerie le ha causate lei. Allora dissi a mia moglie che mi sembrava inverosimile che fossimo lì con le nostre figlie, quando due anni prima non era nemmeno lontanamente immaginabile uno scenario del genere.

Lei mi rispose «guarda che tutto questo accade per come tu vedi le cose, sei tu che lo fai accadere», e mi diede una lettura che non ero mai stato capace di darmi: è il modo di vedere le cose a fare la differenza.

Ecco, noi spesso e volentieri guardiamo le cose in modo errato, o meglio abbiamo dei filtri sbagliati, ma sono naturalmente sbagliati perché derivano dalla nostra esperienza, da come abbiamo coniugato gli accadimenti fino a quel momento e da come ce la siamo raccontata.

Perciò c’è bisogno di un altro che ti cambia i filtri, ti sostituisce le lenti degli occhiali e ti dice “guarda un po’, prova a vedere il mondo da ‘sta lente qua”, perché noi non abbiamo il coraggio di farlo.

Perché temiamo il peggio, e quindi tutto sommato siccome il nostro più grande difetto è l’abituarci alle circostanze, perché il tempo non è vero che sistema le cose ma ci fa solo abituare, ci vuole un altro che ci dice “metti ‘sta lente, l’ho usata io” e così inizi a vedere una serie di cose che prima non potevi vedere.

Siamo noi il nostro limite.

Devi costringerti ad affrontare tutte le fatiche senza poter scappare neanche da una quindi?

Ogni cosa deve avere un prezzo. Ogni cosa. Perché la gente non raggiunge i risultati? Perché non vuole pagare il prezzo delle cose.

La gente spara un sacco di cazzate fino a quando non deve pagare. Se non c’è il soldo da tirare fuori, le parole non valgono un cazzo.

La libertà è la cosa più costosa anche perché per ambire a fare il proprio lavoro e ad essere libero magari devi sacrificare qualche anno in cui non vai in vacanza, devi fare sacrifici, devi rinunciare a quello o a quell’altro.

Ma è quello il prezzo delle cose.

Spesso devi lottare anche contro gli altri però

Vuoi conquistare la gente? Ho la chiave: ricordati il nome delle persone. È una banalità, ma non lo fa nessuno. Immaginati un custode che ogni mattina riceve la visita di sette o otto agenti immobiliari che con arroganza vogliono sapere di qua e dellà.

Poi arrivo io, dopo averci parlato in precedenza solo un’altra volta, e gli dico «buongiorno Massimo». Che effetto ottengo? Che si rilassa immediatamente, si mette a parlare con me, si mette a parlare dei fatti suoi privati… e io ho vinto.

Che ci vuole?

La gente ha paura di mettersi nei panni degli altri, perché ha già paura di stare nei suoi…

Siamo governati da due sentimenti, amore e paura, che non vanno d’accordo. Se hai paura non ami, non puoi; se ami, non sai cos’è la paura, quindi ti doni come fa un bambino, come fa un cane.

Oggi come oggi siamo molto concentrati su noi stessi, sull’ottenere, sull’avere e sul non perdere quello che abbiamo, e quindi non amiamo perché siamo pervasi dalla paura che gli altri ci portino via quel poco che abbiamo di vitale, che poi spesso sono oggetti.

Per cui perché devo farti sentire importante e ricordarmi il tuo nome, quando Io sono importante? Sei un custode cazzo, socialmente non vali niente, quindi tu mi devi dare quello che mi serve perché poi ne facciamo una questione di rango. E invece la chiave è: prendi il custode e fallo sentire il Papa cazzo, hai vinto. Prendi una donna di servizio e falla sentire la regina della casa, hai vinto.

Guarda me, in questa caffetteria. Vengo qui tutte le mattine a fare colazione e ogni volta che entro c’è già il caffè che mi aspetta sul bancone. Uno ristretto e uno lungo per me e la mia collaboratrice. E non è che gli ho dato la mancia, semplicemente li ho fatti sentire importanti, ma sinceramente. Un giorno gli ho detto «ragazzi voi siete bravi, vi fanno una scuola?», perché ho notato questa cosa, l’ho valorizzata e ora quello tutti i giorni mi fa trovare il caffè pronto.

Magari qui ci sono fior fior di avvocati e notai e arrivo io bello bello e dopo dieci giorni che frequento questo posto mi sono già conquistato l’ambiente, con un complimento vero, sincero.

Io principalmente voglio fare stare meglio un po’ di persone. Quando mi scrivono per dirmi “grazie a te ho cambiato vita” io sono già a posto.

Qual è il limite tra la disponibilità verso i Clienti e il servilismo? Per esempio quando la richiesta di uno rischia di togliere tempo a un altro…

Lì il limite è molto vicino, non puoi fare concessioni. Io ho un principio: non faccio il medico, non salvo la gente. L’urgenza spesso non è tale ma è solo frutto dell’ansia altrui, poi molte volte quando vai a verificare l’urgenza non c’era. Non esiste sottrarre tempo a chi ti ha pagato per un’altra persona.

Questo secondo me è un errore comune che commettono i professionisti: la gestione dell’agenda. Per me l’agenda è fatta di sezioni rigide, solo per casi eccezionali che ora non ti saprei neanche dire puoi non rispettarla. Anzi, quando dici  “no” a qualcuno, spiegando che non sottrai tempo ad un altro cliente, quello che riceve questa risposta in realtà ti rispetta di più.

Se tu invece dai sempre disponibilità a tutti finisci per perdere credibilità, perché se togli tempo a un altro per darlo a me, automaticamente penso che un domani lo farai anche con me e la cosa mi infastidisce.

Il professionista deve badare alla sua reputazione. Essere duri e rigidi è difficile. Dire sempre di sì è molto più facile.

Genio non vuol dire sregolatezza. Per me genio è regolatezza.

Io sono rigido nell’immagine che voglio di me. Credo che ci voglia disciplina per ottenere delle cose durature nella vita, e secondo me la disciplina è data dalle proprie regole che uno deve scrivere come in una sorta di Costituzione, ma che devono essere anche coerenti con i propri principi. Non possono essere copiate dagli altri, se no non funziona.

È importante però che in quella razionalità ci stia la follia di fare quel cazzo che si vuole. Essere fantasiosi, essere liberi, non significa essere sregolati.

Seguitelo su YouTube.

I libri di Gianluca Spina

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