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Esegesi della foto che ha vinto il World Press Photo 2019

La piccola honduregna Yanela Sanchez piange mentre la mamma Sandra Sanchez viene fermata dalle guardie di frontiera statunitensi a McAllen, Texas, USA, il 12 giugno

Esegesi della foto che ha vinto il World Press Photo 2019

Questa foto ha vinto il World Press Photo 2019.
Ho deciso di commentarla. Che cosa vede il nostro Lombardi in questo scatto?

Questo scatto rappresenta la vittoria della giustizia sulla prepotenza.

Rappresenta il rispetto della dignità umana anche nell’applicazione più rigida e risoluta del diritto.

Questa immagine racconta che viviamo in un mondo civilizzato, sfocatamente ordinato, in equilibrio poggiato sulla fiducia che le persone con obbiettivi, valori e fedi comuni ripongono in se stesse come moltitudine organizzata: la nazione.

È un’immagine che racconta la tolleranza; l’accettazione dell’errore; la comprensione del dissenso.

Narra di come anche davanti alla disperazione, la fiducia in quella moltitudine organizzata non viene tradita, lasciando spazio alla compassione, certo, ma senza che questa possa prevalere sulla ragione.

L’esistenza stessa dello scatto attesta la chiarezza con la quale i popoli gridano a gran voce «noi esistiamo e così vogliamo esistere».

Ciò che sta dietro alla prima lente dell’obbiettivo, il fotografo, ci consente di discuterne, di guadagnare ulteriore coscienza di noi stessi.

Ogni dettaglio di questa foto, da quelli visibili a quelli impliciti, spiega l’essenza di una democrazia e della libertà che ne sta alla base.

Libertà che si compie sempre nel raggiungimento dei suoi limiti, che sono ciò che la rende attuale e la differenzia dal disordine bestiale dell’anarchia, la quale in eccesso di libertà, libertà tradisce.

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