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Cosa ho imparato dal Web Marketing Festival 2018

Ho imparato che il mondo del Web Marketing è fatto di scontri, di battaglie di idee e di collaborazione. E ho imparato che l'Italia ha molto da dire

Cosa ho imparato dal Web Marketing Festival 2018

Forse una delle cose più importanti del Web Marketing Festival sono le immancabili contraddizioni che nascono tra i diversi speech.

Perché il web marketing è fatto di sperimentazione e di punti di vista, di tentativi, di successi e di fallimenti epocali. E anche di scontri di idee, che in un contesto collaborativo come questo sono il terreno fertile per l’evoluzione dell’intera industria in cui lavoriamo.

In un mondo che cambia continuamente le sue regole, fare web marketing è un po’ come essere un ingegnere meccanico, ma con le leggi della fisica che mutano un po’ ogni giorno.

E nessuno ti dice come.

Ed è bello lavorare in un settore che, nonostante tutto, è uno tra i più collaborativi che esistano.

È la seconda volta che partecipo al Web Marketing Festival di Rimini, magistralmente organizzato da SearchOn MediaGroup, e come l’anno scorso torno con tonnellate di idee nuove e di sperimentazioni da mettere in atto.

Giusto per darti un’idea di cosa significa essere al WMF sappi che c’erano 15 sale tematiche che proponevano speech senza sosta dalle 8:50 del mattino fino alle 7 di sera.

E tu non volevi perdertene nemmeno una.

Per fortuna che dopo l’evento ci manderanno i video di tutti gli interventi! Passerò agosto a rivedere i migliori interventi e a guardarmi quelli che mi sono perso dal vivo.

Comunque, siccome quest’anno non ho intervistato nessuno (l’anno scorso Luca Orlandini) ho deciso di fare un breve riepilogo delle cose che mi hanno colpito di più.

L’80% dei profili Instagram sono gonfiati da numeri falsi

Ed è un problema.

Hai presente la tua amica cicciona che dal vivo sembra una tartaruga morta e su Instagram è quasi fregna? Sì, quella con 120k followers che le commentano tutte le foto in russo.

Ecco, probabilmente sono tutti followers falsi.

Attenzione però, di followers falsi ne esistono di due tipi.

Ci sono quelli quelli proprio inesistenti, ovvero i bot, cioè quelli che dietro al profilo che ti segue e ti commenta c’è solo un software; e poi ci sono quelli che ti seguono perché hanno dovuto cliccare su “Follow” solo per poter scaricare l’ultimo crack di Adobe Photoshop. Questi sono followers comprati e acquisiti con tecniche stupide, perché o sono inattivi su Instagram oppure non appena si accorgeranno che ti stanno ancora seguendo ti ricacceranno fuori dal loro profilo.

Il problema della compravendita di followers danneggia un po’ tutti, perché alcune aziende ingenue potrebbero decidere di sponsorizzare i propri prodotti tramite account che sembrano molto seguiti, ma che in realtà di followers veri ne hanno pochi.

E quindi butteranno i soldi, rimarranno scottate dall’esperienza e penseranno che Instagram e l’Influencer Marketing non funzioni, non dando più soldi a te che invece lavori bene.

Purtroppo Instagram non ci sta dando molti strumenti per combattere questo fenomeno, che a quanto pare sta davvero esplodendo in quest’ultimo periodo.

Ti do un consiglio: non comprare mai followers, primo perché non serve a niente dal momento che sono persone che non ti seguono con interesse. Secondo perché, quando Instagram si sveglierà, è probabile che ti farà un culo così.

Dopo gli speech su Instagram che ho seguito ho deciso di lavorarci molto quindi segui il mio profilo se vuoi.

Gli influencer contano e bisogna sfruttarli

A proposito di influencer, smettila di pensare che siano persone che non lavorano e ricevono soldi.

Il concetto di influencer è stato fortemente travisato: un influencer è semplicemente una persona che ha più o meno potere per influenzare le scelte delle persone con cui è in contatto.

In altre parole siamo tutti influencer in una certa misura, ma ovviamente quelli che ci interessano sono i personaggi con un seguito di centinaia, migliaia o milioni di persone.

Quando queste persone parlano bene di un nostro prodotto siamo molto felici, ecco perché a volte le paghiamo per farlo.

Hai presente la pubblicità del riso Scotti con Gerry Scotti? Ecco, Gerry Scotti è diventato testimonial del riso Scotti proprio perché è un influencer.

Durante questa edizione del Web Marketing Festival si è parlato molto di influencer perché è importante imparare a riconoscerli e cercare di sfruttarli per promuovere i propri servizi o prodotti.

Perché se sei bravo e te lo dici da solo è un conto, ma se lo dice di te qualcuno di cui molte persone si fidano è tutt’altra cosa.

Il click baiting lo dobbiamo combattere noi

Questo è importante: per evitare il click baiting dobbiamo iniziare a non cliccare più sui titoli acchiappa clic.

Il click baiting è quella tecnica con cui vengono scritti titoli sulla falsariga di “Belen hot al mercato, prende un carciofo e guarda cosa succede!!!”; insomma quelli che non danno informazioni e che servono solo per farti cliccare sulla notizia.

Di solito poi il sito su cui atterri è pieno zeppo di pubblicità e il contenuto disattende le aspettative.

Non sempre, a volte il sito di destinazione è Il Giornale (che fa ampio uso di click baiting sui social).

Come combattere il click baiting?

Facebook già penalizza chi ne fa largo uso, ma i primi a doverlo combattere dovremmo essere noi, facendo una cosa molto semplice: smetterla di cliccare a cazzo.

Perché se oggi clicchiamo sulla spazzatura, è molto probabile che anche domani cliccheremo su altra spazzatura.

Facebook non sta morendo

Rimanendo in tema di social network veniamo al colosso dei colossi: Facebook.

Il fatto che stia morendo è una palla gigantesca.

Il fatto che sia quello che cresce più lentamente invece è molto vero, così come è vero che ha perso molto appeal, soprattutto tra i giovani.

Il perché non lo sappiamo con certezza, potrebbe essere che l’arrivo dei genitori, degli zii e delle zie 50enni abbia tenuto alla larga i giovani da Facebook perché non volevano che questi ficcanasassero nelle loro cose, o forse semplicemente più il tempo passa più cresciamo generazioni di analfabeti che delle parole non sanno che farsene e che capiscono (forse) solo le figure.

Sia come sia, Facebook è molto solido, anche se cresce lentissimamente. C’è anche da dire che essendosi preso praticamente il mondo intero doveva per forza di cose rallentare.

Continua pure ad investire tempo e risorse su Facebook, ma non dimenticarti di imparare anche a parlare per immagini. E ricorda che per questo non c’è solo Instagram. Qualcuno ha detto Pinterest?

Pinterest è il social che sta crescendo più rapidamente

Sono sicuro che non ci avresti scommesso un centesimo.

Invece è proprio così, Pinterest sta crescendo più velocemente di Instagram.

Hai capito?

Pinterest.

Muoviti, ora.

Facebook non è poi così cattivo con gli editori

È vero, Facebook ha ucciso l’editoria e tante altre cose. Prima ci ha attirati lì e poi ha chiuso i rubinetti costringendoci a pagare per far girare i contenuti.

Stronzi.

Però non così tanto.

Con l’ultimo aggiornamento dell’algoritmo la reach dei post delle pagine è calata di nuovo, però le metriche sono migliorate.

Tradotto: i post della tua pagina Facebook raggiungono meno persone di prima, ma sono persone più interessate ai tuoi contenuti, tanto che tempi di permanenza e rimbalzi sono paragonabili a quelli dei visitatori che provengono da una ricerca Google.

A patto ovviamente che si faccia un buon lavoro (Veronica Gentili ti può aiutare in questo).

Stupito? Io lo sono, ma meglio così.

Anche qui, ho deciso di impegnarmi su Facebook, mi dai una mano?

Ci sono più libri al mondo pubblicati in self-publishing che con una casa editrice

L’editore più grosso al mondo è: se stessi.

Però ha l’abitudine di non pagarti.

Un po’ come per gli imprenditori presso se stessi, come me insomma.

Sì, perché se è vero che gli autori indipendenti sono la maggioranza nel mondo dell’editoria, è anche vero che solo una percentuale ridicola di loro guadagna abbastanza da camparci.

Il loro successo o insuccesso è affidato solo alle loro capacità (questo spesso vale anche con alcuni piccoli editori) e quindi è bene che inizino a studiarsi seriamente il web marketing.

Il responsive della tipografia è importante

Tutti i siti ormai sono responsive (si adattano cioè alle dimensioni dei diversi dispositivi).

Ma quanti sono responsive anche nella tipografia, oltre che nel layout?

Dall’ultima edizione del WMF questo sito è responsive anche tipograficamente 😜.

Ovvero, presupponendo che quando lo leggi da uno smartphone lo tieni più vicino agli occhi rispetto a quando lo leggi su uno schermo grande, i caratteri sono più piccoli sullo smartphone e più grandi sullo schermo grande.

Controintuitivo?

No.

Il carattere deve essere percepito dall’occhio sempre della stessa dimensione, quindi se lo osservi da più vicino dovrà essere più piccolo.

La tipografia è la pasticceria del content marketing: è equilibrio, precisione, amore, passione e scienza. Tutte fuse insieme.

Se pensi che a vendere non è la grafica ma il copywriting, hai già capito quanto sia importante la tipografia.

Ci sono un paio di libri-bibbia da avere: Why Fonts Matter e Better Web Typography for a Better Web.

Martina dell’Ombra è una figa

Tanto nell’estetica quanto nel comportamento.

Ha presentato il suo ultimo libro di satira e ha condotto metà presentazione come Martina dell’Ombra e metà come Federica Cacciola, ovvero la persona che è veramente: un’attrice di teatro.

Il personaggio Martina dell’Ombra è nato quasi per sbaglio, dal momento che il primo video registrato doveva rimanere privato, invece è diventato pubblico perché Martina, anzi Federica, l’ha messo su YouTube senza contrassegnarlo come privato.

Risultato?

Centomila views in una notte e una raffica di commenti e di insulti.

Grandioso.

Me e Martina dell’Ombra

GialloZafferano spende un sacco di soldi per realizzare i contenuti

Una ricetta fotografica e scritta gli costa circa 500€ e una in formato video qualche migliaio.

Non sto scherzando.

Sono costi che non potrebbe mai permettersi l’editoria tradizionale.

Ma considerando che GialloZafferano fa da solo tutto il traffico dei siti di cucina, beh, è tutta un’altra storia.

GialloZafferano non fa SEO

La seconda cosa interessante su GialloZafferano è che non fanno SEO.

Il sito ovviamente è ottimizzato, ma non ha una vera strategia SEO alle spalle. Il posizionamento SEO, dicono,  “è capitato e basta”.

Come è capitato?

Te lo dico io, hanno fatto e continuano a fare un lavoro straordinario. That’s it.

Addio Tinder, tra poco scoperemo grazie a Facebook

Questa non è una vera e propria novità, ma è comunque interessante, perché il metodo di matching di Facebook sarà sicuramente più accurato di quello di Tinder, vista la mole di informazioni che ha su di noi.

SeoZoom è una figata

Mi dispiace aver tradito gli amici di Semrush che hanno passato tutti e tre i giorni a ritwittare i miei live tweet dal WMF.

Però mi dispiace, SEO Zoom mi ha convinto subito. E poi sono una società italiana che ha dimostrato che anche in Italia si possono fare le cose per bene, oltretutto a Napoli, città spesso teatro di cose spregevoli che invece in questo caso ha da insegnare a tutto il mondo.

Il loro team di sviluppo e il loro rapporto con i clienti è forse il più grosso punto di forza. Sanno ascoltare e sanno implementare le cose che sono davvero utili e che servono ai loro clienti.

Con me hanno vinto a mani basse.

Fotografia di Riccardo Mares

Keliweb è una figata

Scendendo un po’ più a sud si arriva ai datacenter di Keliweb, a Cosenza. Una società di hosting che mi ha colpito per lo stesso motivo per cui mi ha colpito SEO Zoom: l’ascolto dei clienti.

C’è finalmente la possibilità di lavorare con un’azienda seria che si occupa di hosting, oltretutto italiana e disponibile ad ascoltare i problemi delle persone.

Ovviamente le ho subito dato fiducia.

Grazie

Davvero, grazie a chi organizza il WMF, grazie a chi sale sui palchi e parla e grazie a chi mi ha permesso di essere lì. Voglio ringraziare in particolare Giovanni Sommavilla che mi ha permesso di essere lì con be.Beap per il secondo anno consecutivo.

Me e Giovanni Sommavilla

Grazie perché questa è la migliore occasione di spunto, riflessione e confronto che coinvolge quasi tutti i principali protagonisti del settore (vi prego invitate Francesco Margherita e Riccardo Esposito alla prossima edizione).

Grazie anche perché ogni volta è un’occasione per incontrare vecchi amici, colleghi e persone che hanno a cuore un’internet migliore, per citare Giorgio Tave.

Forse a questo breve reportage seguiranno alcune interviste, ma la cosa che voglio sottolineare è che lo spirito del Web Marketing Festival sarà sempre parte di ogni singolo post di questo sito e di tutti i social che gestirò. Perché il suo più grande lascito sono gli spunti e gli esperimenti da fare, giorno dopo giorno, nel nostro lavoro quotidiano.

Se vuoi, dai un occhio al mio live twitting (è stato divertente farlo). E spero di vederti l’anno prossimo, io ci sarò di sicuro.

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