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Venua

Venua

Nell’ormai lontano Febbraio 2013 l’ultima fatica dei Venua, Blah Blah Blah, ha visto la luce. Più di anno dopo li ritroviamo al termine del loro Blah Blah Blah Tour. Si è appena concluso il vostro ultimo tour. Che cosa vi ha lasciato? Samuele: Il Blah Blah Blah Tour ha toccato circa 40 date nel nord Italia. Un numero discreto, dato che non è stato un tour promozionale. Abbiamo scelto di autopromuoverci e di non appoggiarci ad agenzie di booking a causa delle cattive esperienze avute precedentemente, quindi è stato complicato trovare date di qualità. Jodi: Siamo stati nel nord Italia per questione di costi. In questo tour abbiamo sempre pagato i turnisti, basso e batteria, che ci hanno seguito. Nella prima fase Fabio Dalè e Marco Fasolo e nella seconda i Sake Seed. È stata una bella esperienza, è sempre bello quando viaggi con la tua musica, ma la qualità è mancata. Esperienze positive invece sono state le date milanesi al Macao e all’Ohibò. In entrambe le situazioni abbiamo avuto delle ottime risposte dal pubblico. Qual’è la cosa più importante che avete imparato durante il tour? Samuele: Ho imparato che ogni data va studiata singolarmente. Ad esempio ho imparato che chiedere un contributo artistico al pubblico, come abbiamo fatto all’Ohibò, piuttosto che un cachet al locale, alcune volte è un’ottima soluzione. Parliamo del vostro ultimo lavoro. Blah Blah Blah è il titolo di un album di Iggy Pop. È una casualità o una scelta? Jodi: No, non è voluto. Il nome è legato al contenuto del disco, è il ritornello di 9 Settembre. Per registrare questo album ci siamo fatti un culo quadro, ce lo siamo autoprodotto e l’abbiamo inciso su nastro in presa diretta suonando live. Il “Blah blah blah” è per tutte le persone che parlano a vanvera senza che ci siano dei contenuti sostanziosi sotto le parole, noi senza tante chiacchiere abbiamo lavorato sodo. Perchè la scelta dell’analogico? Jodi: Perchè Marco, che ha prodotto il nostro primo disco, è un fanatico dell’analogico e ci ha trasmesso questa passione. Samuele: In termini sonori un fruitore medio non percepisce la differenza di suono perché abitualmente ascolta musica dalle casse del pc o dall’autoradio e tante frequenze si perdono per strada a causa dell’inefficienza del supporto. Registrando su nastro però si ha la massima resa sulle frequenze, si ottiene un suono reale, più caldo e profondo. Non è mai facile usare l’italiano per fare rock, sopratutto quando si parla di un rock “classico” come i...

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Plastic Made Sofa

Plastic Made Sofa

Whining Drums è un album dal sapore agrodolce. Profuma di spezie e terra arida. Se fosse un oggetto, sarebbe il pendolino oscillante tra le mani di un ipnotista intenzionato a spalancare le porte del nostro inconscio. L’album si apre con We’re Just Changing. E in effetti siete cambiati. Molto. In Whining Drums è percepibile un tocco esotico e una nuova vena riconducibile al filone della neo-psichedelia. Che cosa ha portato i Plastic in questa direzione? A livello di influenze, il filo conduttore tra il primo ed il secondo album potrebbero essere gli anni ’60. Ci siamo spostati all’interno del panorama musicale, cercando di mantenere quell’impronta tipica. Le sonorità psichedeliche derivano dal tempo che ci siamo presi in studio... abbiamo lavorato sul materiale registrato affiancando il tutto ad un attento ascolto sia di questo materiale che delle produzioni internazionali indie come i Tame Impala o i Crocodiles. Ci siamo concentrati molto sui suoni, a differenza del primo disco che era molto più grezzo ed abbiamo anche aggiunto alcuni strumenti esotici come sitar e percussioni. Non è una cosa che decidi a tavolino, ci sono dietro ore di saletta prove e di esperimenti andati male... alla fine però trovi quello che stavi cercando! Noi l’abbiamo trovato in queste sonorità e abbiamo scelto di lavorare attorno a queste. Psichedelia significa "allargamento della coscienza".  Il nuovo album è lo specchio di un vostro cambiamento interiore? Credo di sì. Al di là del fattore puramente sonoro, il semplice fatto che di esserci trovati con in mano un disco come questo è sintomo di un cambiamento importante. Il disco parla di luoghi lontani, alcuni che addirittura non esistono... parla di sogni e speranze. Anche a livello di temi, ci siamo distanziati da quello che è il canone classico della musica rock, e l’abbiamo fatto in modo completamente inconscio. Credo che il concept della psichedelia sia questo: ti prende per mano e ti porta in un altro posto. Un viaggio. Siete volati nel deserto in Spagna per girare il video del primo singolo. Come è nato il concept del video?  Ci raccontate qualcosa di questa esperienza? È stata una gran figata! Il pezzo probabilmente è il più rock tra quelli contenuti nel disco, forse l’anello di congiunzione tra il nuovo ed il vecchio. Siamo partiti dall’idea dell’ambientazione desertica, poi grazie all’aiuto di Francesco Torricella, che da sempre ci aiuta sotto l’aspetto grafico, abbiamo individuato questo posto spet...

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Kingshouters

Kingshouters

Una band immobile davanti agli strumenti in un’ovattata stanza d’hotel. Le labbra del cantante sole si muovono per dare voce alla musica che fluisce mentre oniriche forme femminee appaiono nella stanza. Non è un film di Kubrick: è il video di Jane dei Kingshouters. Se non sapete chi sono, accendete Mtv e vi troverete i loro bei faccini dentro lo schermo, con il loro video a rotazione. Il vostro nome significa “Re Urlanti”. La parola “Re” è forse un sostantivo un po’ controverso, sa di una band che se la tira. Come mai proprio questa scelta? Rob: In verità siamo tutto il contrario! Il nome è nato in modo quasi casuale: io e Leonardo (batterista e fratello di Rob, Nda) cercavamo un nome per la band, abbiamo provato un po’ di accoppiate e Kingshouters “a orecchio” c’è piaciuto molto. Non c’è una vera storia dietro a questo nome, ma la cosa bella è che è originale e unico. Tutti sbagliano però a scriverlo e spesso escono nomi assurdi tipo King Shower, i re della doccia! È bellissimo, dovreste avere un side project chiamato così.. Giorgio: Musica ambient da doccia! Parliamo del vostro primo lavoro: You Vs Me. Quanto la guida artistica di Clivati ha influenzato la composizione di questo album? Rob: Nella musica e soprattutto nell’ambiente indie quando si dice “vieni prodotto da..” scatta subito la paura che tutto quello che precedentemente è stato fatto venga messo da parte. Con lui non è stato assolutamente così, era già molto affine al nostro genere e ha capito subito cosa volevamo sviluppare. Il lavoro fatto con Clivati è stato solo un perfezionamento: abbiamo migliorato le batterie, abbiamo valorizzato la mia voce. La produzione è stata in linea con quello che volevamo fare e tutti i pezzi sono stati espressi al meglio della loro potenzialità. Siamo felici. Cosa ha significato per voi aver conquistato Mtv Generation? Rob: È stato il mezzo più potente che abbiamo per ora avuto a disposizione per farci conoscere. Moltissimi sputano su Mtv, io non l’ho mai disdegnata, del resto a me piace molto la musica pop, ed è stato un grande aiuto e una bella opportunità. Da quando siamo finiti su Mtv ogni giorno qualcuno ci scriveva da ogni parte dell’europa per farci i complimenti. La cosa più bella che c’è stata detta è “pensavo che foste una band inglese”. Quindi secondo voi “essere inglesi” è sinonimo di qualità? Rob: Ma diciamo che per il sound che vogliamo raccontare, che è di stampo inglese, è il top. Giorgio: È come se un cuoco italiano cucin...

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Glass Cosmos

Glass Cosmos

Quando dico "Indie", davanti agli occhi mi si materializza l’immagine di un quintetto succinto in jeans aderenti che si muove sul palco delle “Sabbie Mobili”, anni fa. Io ascoltavo gli Hawthorne Heights e di Indie non capivo un cazzo, sorseggiavo un Long Island e guardavo un ragazzo con giacca di pelle cantare: “Stare at back of my eyes, so you can get how i live it” (emh, qui). Tutt’intorno si sentiva profumo di Inghilterra e io mi chiedevo come fosse possibile che quei ragazzi venissero dalla mia squallida città. Erano i Cheap Mondays. Scioltisi nel 2011, dalle loro ceneri sono risorti i Glass Cosmos, con qualche cambiamento nella formazione e, soprattutto, con una piccola, grande rivoluzione nel loro suono. Quando ho inserito “Disguise Of The Spieces” nel lettore CD della mia auto sono bastati i 4 minuti e 06 di Milestone per farmi capire che quei cinque ragazzi in pelle sono solo un vecchio ricordo. In “Disguise of the species” di Indie e di Inghilterra è rimasto ben poco. Nelle tracce si avverte più rumore di “Seattle”.. Cos’è successo ai “cinque ragazzi cresciuti con gli occhi e il cuore costantemente rivolti alle coste d’oltremanica”? Florian: Innanzi tutto rispetto ai Cheap la formazione è cambiata: ora siamo un quartetto e alla batteria abbiamo Matteo. Durante il periodo Cheap Mondays abbiamo cavalcato un momento, un’onda che imperversava in quegli anni, siamo forse stati coloro che a Bergamo si sono più avvicinati allo stereotipo indie inglese che ci ispirava. Quando siamo rinati come Glass Cosmos ci siamo trovati slegati da influenze,da tendenze, ci siamo sentiti semplicemente liberi di esprimerci in modo personale. Ciò che è nato è venuto alla luce in modo più spontaneo: sono emerse le vere anime della band. Abbiamo avuto un’evoluzione nella strumentazione, nell’effettistica, nella composizione.. Frankie: È stata una maturazione anche a livello di “genere”, meno danzereccio, più ricercato. Francesco: Come dici tu il Grunge è una delle sfaccettature di questo album, ma il suono è più evoluto, più studiato. Il vostro LP si presenta con un Artwork molto interessante e un titolo altrettanto singolare. “Il camuffamento della Specie”, perchè? Florian: “Camuffamento della specie” è una polemica rivolta alla scena attuale dove vediamo sempre più persone che non inventano nulla ma, piuttosto, “si camuffano” cercando di reinventarsi utilizzando solo roba trita e ritrita. Vediamo l’evoluzione in senso Darwiniano a un punto morto...

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The decline of orobic civilization: Indie

The decline of orobic civilization: Indie

Il terzo appuntamento "del Decline" è sull'Indie Rock. Che genere è? Boh! Però noi abbiamo intervistato qualche gruppo indie.

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Drunk Vader

Drunk Vader

Grind/Trash/Wastecore from Bergamo! Ecco l'intervista ai Drunk Vader. Chi sono i Drunk Vader? Giulio: i Drunk Vader sono nati l’8 maggio 2011 e per un anno non abbiamo avuto una formazione stabile. A ottobre/novembre dell’anno scorso siamo giunti all’attuale formazione e abbiamo iniziato a scrivere pezzi, esibirci nei live e ora abbiamo registrato il nostro primo EP. Ci parlate un po’ della vostra musica? Gigi: abbiamo iniziato a scrivere i primi pezzi ispirandoci ai Municipal Waste, quindi musica Trash. Avendo ognuno di noi gusti differenti e una propria influenza sono successivamente nati pezzi con contaminazioni differenti: alcuni pezzi sono Grindcore, altri sfociano nel Doom. Giulio: le tematiche che trattiamo sono abbastanza “controcorrente” non solo rispetto alla massa ma anche rispetto agli ambiti considerati alternativi, come può essere la scena metal, l’ambiente dei centri sociali ecc... Andiamo contro gli stereotipi, prendiamo comportamenti socialmente inaccettabili e li presentiamo come se lo fossero. Per esempio in alcuni brani critichiamo gli animalisti o chi è contro i politici... Mi hanno detto che a una festa bikers avete insultato i bikers. Gigi: esatto. Esaltiamo gli stereotipi, in poche parole. Giulio: distruggiamo a parole alcuni di questi stereotipi, ma senza fornirne una nostra versione o giudicarli. Non diciamo che una cosa è giusta o sbagliata, la risposta giusta per noi è non credere a niente. Ci raccontante qualcosa del vostro Ep? Gigi: è uscito strabene!! L’abbiamo registrato in pochissimo tempo: una settimana. A parte la batteria registrata in uno studio, tutto il resto delle registrazioni sono state fatte in casa. Dura 8 minuti e qualcosa e contiene 5 pezzi. Durano poco le nostre canzoni. Avete citato i Municipal Waste come vostra principale influenza, quali altri gruppi vi hanno influenzato? Giulio: Art of Parting dei Municipal Waste di sicuro. Gigi: gli Anal Cunt in generale ci hanno influenzato sulle tematiche. Ricky: più che sulle tematiche, come approccio ad esse... Gigi: i Napalm Death. Ricky: però secondo me anche un sacco di gruppi che ascoltiamo hanno avuto la loro influenza indiretta. Per esempio abbiamo qualche pezzo più lento... Gigi: perché al Ricky piace il Doom!!! Giulio: io aggiungo anche i Terror e roba Hardcore Gigi: io all’inizio non avevo preso questa cosa seriamente, poi però quando abbiamo visto i risultati, sì. Davide: concordo, anche io ho iniziato a suona...

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