Home page be.Beap, c'è di peggio be.Beap, c'è di peggio
Andrea Spinelli, dagli scantinati al Primo Maggio

Andrea Spinelli, dagli scantinati al Primo Maggio

Andrea Spinelli non è un musicista, ma un live painter che ritrae i musicisti mentre si esibiscono dal vivo

Andrea Spinelli è prima di tutto un amico. L’ho conosciuto l’anno scorso quando l’ho invitato ad esporre ad un ClochArt che ho organizzato all’Edoné di Bergamo e da allora siamo rimasti in contatto quasi costante. Andrea è una persona genuina e veramente sempre disponibile, uno di quegli artisti che crede davvero nello scambio di idee tra le persone, nella contaminazione e nel fare rete. Penso che lui viva questo ambiente come una grande famiglia, ed io sono orgoglioso di fare parte in qualche modo di questo nutrito gruppetto di persone.

Andrea, oltre che dipingere, scrive e illustra per il magazine di Egle Taccia Nonsense Mag e nella vita di tutti i giorni fa il pasticcere nel negozio storico dei suoi genitori.

La sua crescita è stata esponenziale, tanto che ieri è finito sotto al palco del Primo Maggio di Roma, a ritrarre gli artisti che si sono esibiti nell’arco di tutta la giornata. Se vi capita di incontrarlo, fermatelo e fateci quattro chiacchiere. Vedrete che non sarà avido di storie, aneddoti e informazioni e capirete che cosa intendo quando parlo di disponibilità.

Eugenio Finardi

Apriamo il vaso di Pandora, dimmi qualcosa su questo cazzo di ambiente indipendente

Per lo più seguo la scena indipendente degli anni ’90, Afterhours e tutto quel giro lì, per quanto riguarda i gruppi indie grossi di adesso è una scena che non sento molto mia, infatti se hai notato non ho fatto ritratti agli indie veramente grossi.

Penso che li farò, ti dico la verità, perché comunque sono un po’ delle tappe obbligate che aprono porte per altre cose che mi interessano.

Beh, tu non fai il critico musicale quindi giustamente nel dipingere non giudichi

La mia critica musicale è una chiacchiera da bar, se vuoi. È anche vero che mi è capitato di scrivere dei report oltre che disegnarli, per Nonsense Mag, ma comunque questo non fa di me un critico o un giornalista.

Di recente ho fatto un’intervista per Nevermind Magazine e per la prima volta ho ceduto nel dire quello che penso davvero riguardo la musica che esce adesso, per lo più indipendente: la scena indipendente di oggi non mi piace.

Detto così vuol dire tutto e niente, perché se vai a vedere è molto variegata, però ci sono delle cose che non riesco a capire, dei fenomeni che davvero non capisco, non ti faccio i nomi, però penso che tu capisca a cosa mi riferisco perché lo capiamo tutti. Però nonostante questo sono nomi che fanno grandi numeri e quindi mi fanno porre delle domande.

Però, come hai detto tu, quello che faccio io è un’altra cosa, non è il musicista o il critico musicale, è più un discorso di rappresentazione di quello che ho davanti.

Giusto oggi ho letto un pezzo di Manuel Agnelli dove diceva che la scena indipendente è morta…

Quell’articolo l’ho aperto stamattina e poi non l’ho letto perché avevo delle cose da fare, però mi sarebbe piaciuto leggerlo. Manuel secondo me dice delle cose sempre molto ben ragionate e quasi mai di pancia, son sempre molto ponderate e questa roba mi piace un casino.

Mi piace molto quello che dice riguardo l’attitudine, anche perché avendo suonato dagli anni ’80 con gli After ha visto decenni di musica cambiare e quindi anche le relative attitudini.

Io ho molti meno anni di lui, ho suonato comunque per un po’ di anni in varie band e ho visto questo cambiamento di attitudine. Adesso è tutta una ricerca del vendere, che c’è sempre stata, però adesso è diventata una priorità e prima forse non lo era così tanto. E poi è tutto molto plasticoso quello che sento, però questi sono pareri miei.

Ci vuole un bel cambiamento di attitudine per passare dagli alternativi a X Factor, no?

Ti dico la verità, anche se io sono mega fan e non riuscirò mai ad essere obiettivo parlando di lui, all’inizio quando è uscita la notizia la vedevo un po’ come una cosa che potesse dare un respiro molto figo e diverso al format, finalmente la qualità, finalmente una certa ricerca… secondo me c’è stata questa cosa, vedi anche Biagioni. Poi può piacere o non piacere, però comunque ha talento e lui a fine X Factor se l’è portato in tour.

Io l’ho conosciuto e mi è sembrata una persona genuina, non so se mancava o meno a X Factor questa dimensione, però fa bene secondo me.

Penso che dopo trent’anni di carriera un può un po’ fare quel cazzo che vuole. Non bisogna mai preoccuparsi del parere degli altri, ma dopo trent’anni di carriera ancora meno.

Non so se abbia fatto bene o no a farlo, ma come ha detto lui adesso cosa è rimasto di quella scena lì? Loro hanno aperto le porte alla scena alternative italiana, insieme ai Marlene Kuntz e tutta ‘sta gente qua, e poi noi cosa siamo riusciti a portare avanti?

Non ci sono più tutte queste barriere tra il mainstream e l’indie, oggi girando per Milano ho visto un tram con la pubblicità del concerto di Brunori, un po’ mi piace questa cosa e un po’ devo dire che la filosofia del mainstream ha preso il sopravvento e questo un po’ mi dispiace. Anche se c’è da dire che molte persone la prendevano un po’ troppo troppo seriamente questa cosa dell’indie e dell’alternativo, finendo poi per non fare un cazzo per questo motivo. Non è facile trovare un equilibrio.

Verdena

Qual è il tuo equilibrio tra l’Andrea Spinelli artista e l’Andrea Spinelli pasticcere che deve lavorare per campare? Dove sta l’ago della bilancia e dove vorresti che fosse?

Me lo chiedo ogni giorno. Ci metto anima, cuore e corpo in tutto quello che faccio e in questo progetto soprattutto.

C’è da dire che quando alle cose ci lavori poi fruttano e quando fruttano poi ne vuoi sempre di più, ti impegni ancora di più e va a finire che quell’impegno è il risultato dell’aver sottratto tempo a cose quotidiane che in realtà hanno la loro importanza, soprattutto le relazioni.

Quindi non lo so, forse l’ago adesso vira un po’ troppo verso la parte artistica, però credo che chi fa arte in qualsiasi modo lo fa soprattutto per fuggire, in modo sano. È una fuga psicologica sana, ci sono periodi in cui si vive più di merda del solito e quindi sei più portato a fuggire e periodi in cui stai bene e riesci a controllare questa cosa.

Adesso in questo periodo della mia vita fuggo molto, son successe un po’ di cose e queste cose ti spingono sempre più al largo.

Però l’ago della bilancia non esiste, è sempre impazzito e non ne hai controllo, devi sempre andare nella direzione opposta dell’ago quando si sbilancia troppo, per ritornare al centro.

Se fossi felice al 100% dipingeresti?

Dipingerei cose sempre più normali, non felici perché secondo me la felicità non si dipinge ma si vive. Quando dipingi o crei lo fai per contrastare o risolvere un disagio o per esplorare te stesso, solitamente quando si esplora troppo se stessi creando, si creano delle cose un po’ noiose.

Però ho imparato che pensare che quando stai bene non crei è un modo di pensare che ci hanno inculcato, è solo che fai cose molto diverse rispetto a quando stai male.

Questo progetto è nato proprio perché stavo bene ed è stato un salto molto in alto rispetto alle cose che facevo prima. Sono cresciuto tanto proprio perché stavo bene e avevo le energie per farlo, quindi non credo nel fatto che sia la sofferenza e che sia il dolore…

C’è un mio amico convinto che per creare cose di qualità devi soffrire, devi stare male, secondo me è una grande stronzata, una grandissima cagata. Vorrebbe dire che tutti gli artisti stanno male con loro stessi e non è vero, secondo me.

Quanto sei cambiato da quando hai iniziato questo progetto?

Tanto. Soprattutto mi sono ridefinito su tante cose, ho messo un punto a capo su tante cose, ho imboccato strade diversissime e nuove, che non avevo mai fatto, ho scoperto cose di me che non conoscevo e mi ha veramente formato tantissimo, è stata proprio una scuola.

Ti hanno anche accolto bene in questo ambiente…

Sì, ancora non riesco a spiegarmi come mai ci sia così tanta stima in quello che faccio, non perché pensi di non meritarla, ma non riesco a vedermi con i loro occhi, è difficile.

C’è anche sempre quel fatto per cui le cose che a me non piacciono agli altri piacciono tantissimo. Quindi già questo mi destabilizza e non mi aiuta a capire, però c’è stata una grandissima risposta.

I primi disegni che facevo pensavo fossero bruttissimi, come se li facesse un bambino e quindi risultassero carini ma brutti allo stesso tempo.

Il primo disegno dal vivo che ho fatto è stato al concerto dei Management Del Dolore Post Operatorio a Gallarate. Quel pomeriggio avevo comprato una copia del Hagakure, che è il libro dei samurai con una citazione per ogni pagina, quindi ricco di spazio bianco, e ho pensato “perché non provare a disegnare dal vivo?”.

Afterhours

Sei anche stato in tour con la SIAE o sbaglio?

Sto facendo una serie di tappe con la SIAE. Devo essere molto cauto nel parlare di questa cosa, sai benissimo che c’è tanta gente che farebbe di tutto per appenderli per il collo, però devo dirti la verità, quello che ho visto sono solamente delle persone che rappresentano SIAE e che incontrano altre persone, che poi sono quelle che decidono da chi sia composto questo direttivo e quali siano le regole politiche della SIAE: i soci.

Poi la mia curiosità si ferma qua, sono molto curioso di tutte le dinamiche e le dietrologie, però mi fermo lì e faccio quello che faccio di solito, cioè dipingere dal vivo perché alla fine sono stato chiamato per quello.

È molto bello che venga dedicato uno spazio di un’ora e mezza/due alla fine di ogni incontro per rispondere alle domande o ai dubbi dei presenti, loro sono molto disponibili a parlare con tutti.

Io ritraggo questi incontri, ed è una cosa un po’ diversa da quello che faccio di solito, però ben venga una cosa nuova.

Cos’è che ti muove?

C’è una canzone degli Afterhours, giusto per tornare in tema, anzi è proprio il concept dell’album Padania, che è il partire con l’intenzione di raggiungere un obiettivo e dopo tanto tempo che ti sei incamminato magari lo raggiungi ma non ti ricordi più perché lo volevi raggiungere.

Non dico che mi stia accadendo questo però comincia ad essere tutto un po’ più nebuloso rispetto all’inizio. Prima siccome erano tante le cose da fare ed erano tutte nuove, avevo ben chiari i passi da fare per arrivare a quelle cose lì, adesso sta arrivando anche un aspetto puramente economico, ma non per forza di guadagno, anche solo per sostenere le spese. E quello già un po’ inquina la tua visione artistica e romantica che ti dava lo stimolo e quindi lo stimolo rimane sempre quello di farlo perché mi piace.

Però poi ti piace anche prenderla dal punto di vista professionale e quindi subentra anche quello.

Mi piacerebbe tanto riuscire a farlo diventare la mia professione, anche perché ho l’impressione che qualsiasi altro lavoro faccia non mi renda felice come fare questo. Perciò sto cercando di giocarmela da questo punto di vista.

Cosa pensi di quegli artisti che si sentono liberi finché non pagati e quando pagati si sentono artigiani e non artisti?

A parte che questa non è la definizione di artigiano. Mi sembra il solito grande fraintendimento per cui l’artista vero è solamente quello che fa quello che sente e che vuole, ma non è mai stato così nella storia dell’arte. Più vai indietro meno è stato così.

Anch’io la pensavo così, quando ero piccolo, poi uno cresce e ragiona sulle cose.

Comunque me lo chiedo ogni giorno che cosa sia un artista. È una cosa che non so definire ma che tutti sanno, perché se hai davanti un carrozziere, un panettiere e uno che suona la chitarra sai bene a chi dare dell’artista e a chi no.

In realtà penso, e lo penso davvero, che un carrozziere che fa un ottimo lavoro alla fine pratica un’arte. E quindi a tutti gli effetti può essere un artista.

Ci viene difficile pensare che un carrozziere sia un artista perché abbiamo un certo immaginario del carrozziere, però in realtà se tu togli il nome alle cose, se tu togli il nome a tutto, rimane quello che è e basta. E anche il termine artista non significa nulla, infatti è difficile definirlo.

In realtà la creatività la usiamo tutti ogni giorno, tutti, anche il matematico, il geometra o lo spazzino. Quando risolviamo un problema siamo creativi, quindi la creatività in realtà è una risorsa che abbiamo tutti quanti a disposizione e dalla quale non possiamo prescindere, perché se no diventiamo dipendenti da chi sa essere creativo.

Infatti questa secondo me è la differenza tra chi è un grande imprenditore nella vita e chi invece è un dipendente di un’azienda, la creatività che metti nel procurarti da mangiare.

Daniele Celona

Cos’è la pasticceria per Andrea Spinelli?

Una grande ansia. I miei per un certo periodo della mia vita hanno insistito perché io prendessi in mano questo benedetto negozio, ma io anche volendo non credo che ce la farei.

La vita mi ha sempre spinto in un’altra direzione. Però ho imparato tantissimo dal fare quel mestiere, cose che applico anche nella pittura, cose che ho visto fare a mio padre e che ho collegato a quello che faccio io.

Quella è davvero un’arte, e molto complessa anche.

Andrea Lombardi Andrea Lombardi Vai alla pagina autore