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Aboliamo il valore legale della laurea?

L'abolizione del valore legale dei titoli di studio è una cosa buona? Come mai Matteo Salvini è tornato a proporre questa eventualità?

14 Novembre 2018

La prima cosa da sapere è che quella sull’abolizione del valore legale del titolo di studio è una discussione vecchia, che arriva addirittura dal 1947. Uno dei suoi più illustri sostenitori fu Luigi Einaudi, perciò non è esattamente un’invenzione di Matteo Salvini o del Movimento5Stelle.

Tutt’altro. Se ne discute da parecchio.

Cos’è il valore legale del titolo di studio?

In soldoni, è la certificazione che lo Stato appone sul pezzo di carta. Indica che è stato rilasciato da un istituto autorizzato e da quel momento vale per lo Stato allo stesso modo, indipendentemente dall’università nella quale è stato conseguito.

Il problema è che le università non sono tutte uguali e in alcune è più difficile conseguire una laurea che in altre. Queste differenze sono sostanzialmente già considerate nel settore privato, dove al momento dell’assunzione il voto di laurea viene soppesato in base all’autorevolezza dell’università di provenienza, mentre nei concorsi pubblici le lauree hanno pari valore, indipendentemente dall’istituto che le ha rilasciate.

Perché abolire il valore legale della laurea?

Chi sostiene l’abolizione del valore legale del titolo di studio pensa che in questo modo i concorsi pubblici potrebbero mirare ad assumere i candidati migliori (non necessariamente quelli che hanno i voti più alti) e al contempo spinga le università a una maggiore competizione tra loro e quindi a un miglioramento complessivo della qualità dell’insegnamento.

Perché mantenere il valore legale dei titoli di studio?

Chi si oppone al provvedimento ritiene che questo favorirebbe ulteriormente le disuguaglianze penalizzando chi non può permettersi di studiare in istituti prestigiosi e in generale sfavorirebbe le università del sud. Discorso che ammette implicitamente l’esistenza di una disparità di preparazione tra i diversi atenei, e perciò pur riconoscendo il problema nega di poterne prendere atto al momento della selezione di un candidato.

Quindi il mio macellaio potrebbe fare il chirurgo?

Con l’abolizione del valore legale della laurea il pezzo di carta non avrebbe più valore in sé. Ciò significa che verrebbe valorizzato il percorso per ottenerlo, e in generale il possesso delle conoscenze a prescindere dall’attestato.

Questo significa che ci sarebbe una ricaduta anche sulla possibilità di esercitare determinate professioni anche qualora sprovvisti di laurea. Del resto esiste apposta l’esame di stato che è condizione necessaria per l’esercizio di alcune professioni.

Non è detto che questo debba riguardare anche la categoria dei medici, dal momento che solitamente da questa proposta sono escluse alcune categorie professionali, solitamente quella dei medici e quella degli ingegneri.

Tuttavia, a prescindere dalla loro esclusione o meno, bisogna dire che la risposta rimane no, il macellaio non potrà diventare chirurgo. Semplicemente perché non supererebbe mai l’esame di abilitazione e nessuno assumerebbe un macellaio per fargli fare il medico.

Maggiori approfondimenti sull’argomento li trovate nel video in cima a questa pagina. Iscrivetevi al mio canale YouTube!

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