Giulia Spallino non se la tira

La cantante, ma soprattutto la ragazza Giulia Spallino, con le sue debolezze, i suoi sogni e, perché no, i suoi successi.

Quando ho detto ai miei amici che avrei intervistato Giulia Spallino, chiedendo loro se avessero qualche domanda da farle, qualcuno di loro mi ha risposto: «chiedile perché se la tira». L'ho vista cantare in diverse occasioni ma non ci ho mai parlato a quattr'occhi, perciò non conoscendola - e con queste premesse - ero pronto a qualsiasi cosa.

«Vorrei che le persone non si spaventassero davanti a qualcosa di diverso dal solito...»

Ho incontrato Giulia al Reef, davanti a uno spritz. Si è scusata per l'infinitesimo ritardo che a sua detta ha avuto e abbiamo iniziato a parlare, comodamente "svaccati" su uno dei divanetti del locale. L'intervista che avevo in programma di farle è diventata in realtà una piacevole chiacchierata che è durata quasi un'ora, nella quale mi sono confrontato con una ragazza sveglia e alla mano che mi ha dato l'impressione di essere una di quelle persone che si danno da fare con passione e dedizione in qualcosa in cui credono davvero, costruendolo quotidianamente a loro modo e sapendo accettare anche critiche e cattiverie, forse un po' troppo facili da muovere per chi li osserva da sotto il palco.

In definitiva devo dire che no, Giulia Spallino non se la tira per niente. È brava e certamente ne è consapevole, ma questo non stride con una certa umiltà di fondo. Buon per lei che ha trovato la sua strada e il suo modo per esprimersi, con buona pace per i critici "da sottopalco"!

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Hai iniziato a cantare dopo esserti appassionata alla musica o ti sei appassionata alla musica dopo aver iniziato a cantare?

Ho iniziato a cantare dopo essermi appassionata alla musica. Ho cominciato a cantare tardissimo, a ventidue anni. Ora ne ho ventinove, quasi trenta... ho iniziato tardi perché ero timida, mi vergognavo e non volevo cantare davanti a nessuno.

Però cantavo per i fatti miei e ascoltavo un sacco di musica.

Dopo che ho mollato il mio ex - un pazzo che non mi lasciava fare niente - ho deciso di buttarmi, così, libera, ho iniziato a cantare in un coro gospel. Da lì non mi sono più fermata, ho cantato in un trio acustico, in varie band funky / reggae e poi ho deciso di intraprendere la mia via da solista.

La musica ti riempie la vita come il tornio riempie quella di un operaio, come la scrivania riempie quella di un impiegato o come la bottega riempie quella di un artigiano?
...o magari... come la barca a vela riempie quella di un bancario?!

Ahahah, ci devo pensare.

In verità sul bancario e sull'operaio mi sento un po' in difficoltà, perché non penso che si siano riempiti troppo la vita a fare quei mestieri...

Infatti, penso che siano rapporti diversi con il lavoro, no?

Esatto, esatto... diciamo che per me è come... come una cameriera che si paga l'affitto con quel lavoro e la musica la completa dandole tutto ciò che le manca nella vita normale!

Secondo te quali sono gli ostacoli che ti impediscono di vivere facendo la cantante?

Il primo ostacolo è che io non insegno. Spesso i musicisti che faticano a vivere con la loro musica insegnano, così riescono a mantenersi.

È difficile riuscire a vivere solo cantando, almeno se vuoi mantenere una certa stabilità mentale e musicale, è difficile perché bisogna scendere a patti.

E perché non insegni?

Non riuscirei. Io sono la prima che a lezione di canto durava pochi mesi. Mi annoiavo. Non ho quasi mai trovato una grande insegnante di fronte a me, solo una volta mi è capitato. Io non mi permetterei mai di insegnare.

L'alternativa per sopravvivere facendo musica è cantare ai matrimoni, fare markette. L'ho fatto in passato, ma dopo un po' mi sono accorta che non mi dava niente...

Sicuramente dal punto di vista artistico ed emotivo... ma se fare questo ti permettesse di vivere cantando e mollare il tuo attuale lavoro, lo faresti?

Non lo so, la vivrei male. Sono diventata talmente insofferente ad alcune cose che non riuscirei ad accettare questo compromesso, ma forse sono io che pretendo troppo, vorrei lavorare cantando quello che mi piace in base ai miei gusti!

Sarò un po' pretenziosa, ma se devi sognare qualcosa tanto vale pensarla in grande!

Nel mondo globale in cui viviamo stare a Bergamo ti ha ostacolata?
Perché da una parte diciamo che grazie alla tecnologia le distanze si sono accorciate, ma dall'altra continuiamo a lamentarci delle poche possibilità che ci offre questa città? Tu come la vedi?

Io ho sempre pensato di voler scappare da Bergamo, però non l'ho mai fatto. Forse è un bene, perché anche se penso che Bergamo abbia effettivamente tanti problemi a me piace molto come si sta trasformando ora, ci sono molti giovani che si danno da fare.

Ci sono nuovi musicisti e molti cantanti, si creano degli spazi collettivi belli forti, ma in realtà parlo in generale, non mi riferisco solo alla scena musicale: ci sono piccole aziende che crescono fatte spesso da giovani (ormai dobbiamo chiamarle Startup altrimenti sembriamo sfigati -risate-, Nda). È bello, Bergamo non è così morta come si pensa!

E poi Bergamo è anche carina, dai!

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Abbiamo visto che è appena uscito Insomnia. Ci racconti il concept e come avete abbinato musica e fotografia? Mi sembra ben curato e studiato.

Tutto è partito dal concetto di insonnia. La canzone è nata in un periodo in cui non riuscivo a dormire perché pensavo troppo, i ragazzi di 341 Production mi hanno proposto di creare questa stanza facendoci piovere dentro. Quell'acqua rappresenta qualcosa che in verità è dentro di me, è una metafora della mia parte interiore.

I colori e l'arredamento scuro li abbiamo scelti perché volevo generare ansia! Volevo sottolineare la presenza di un disagio interiore che però può essere superato, perché anche se il testo non è felicissimo, c'è un piccolo messaggio di speranza.

Perché hai scelto una carriera da solista?

Pensavo che avrei potuto avere qualcosa da dire, anche perché cantare è una cosa molto personale per me, lo uso come strumento per liberarmi di alcune cose. Credevo quindi che intraprendere una cosa da sola, servisse a rinforzarmi un po' di più, a farmi una scorza dura.

In realtà collaboro con due ragazzi, Fabio Dalè e Carlo Frigerio, che sono completamente dentro al progetto. Io scrivo i testi e le melodie ma le arrangiamo insieme in studio, non lavoro completamente da sola.

Certo, compare il mio nome principalmente, ci tengo ed è una cosa che serve più a me, a livello personale.

Quando ho chiesto ai miei amici «che domande potrei fare a Giulia Spallino?» qualcuno mi ha risposto «chiedile perché se la tira». Ti riconosci in questa visione che hanno di te oppure no?

In realtà penso di no, penso di essere una persona molto timida e introversa che fatica ad esprimersi. Mi hanno detto un po' di tutto: che me la tiro, che ho il culone, che facevo reggae perché andava di moda, una volta mi hanno detto anche che ho le spalle piccole... quando ti esponi poi è divertente sentire queste cose, è anche normale.

Comunque direi di no, non credo di tirarmela!

Saresti disposta a fare collaborazioni solo per marketing e per avere visibilità, se ce ne fosse l'occasione?

Mah, dipende. Se un progetto ti piace e non ci sono grossi compromessi morali, se stai bene nel farlo, secondo me non ci sono troppi problemi. Ovviamente quello che fai ti deve piacere e ti deve dare qualche cosa, se no cheppalle, sarebbe triste.

Io per esempio ho collaborato con Inoki che è un rapper old school stranoto nell'ambiente e il video ha avuto un sacco di visualizzazioni. Ovviamente mi fa piacere che ci sia sopra anche il mio nome, detto ciò l'ho fatto perché mi è piaciuto, altrimenti non l'avrei fatto!

Guardando indietro nella tua storia musicale, riesci a riconoscere un punto di svolta? Quei tipici momenti in cui a posteriori dici "beh, fin qui ho giocato, ma da quel punto la faccenda si è fatta più seria"... a me capita riguardando il mio passato.

Beh, quando faccio delle cazzate mi rendo conto che quello è il punto di svolta! Dopo le cazzate è come se si aprisse il cielo e ci fosse la Madonna a dirti «macheccazzo!?».

Penso che ci sia stato un momento un po' brutto, sia musicalmente che per la vita personale, dopo il quale ho cercato di mettermi più in riga, soprattutto musicalmente parlando. Penso sia legato molto a delle esperienze vissute di vita personale...

Quale prossimo passo, realisticamente, vorresti fare?

Andare a suonare all'estero mi piacerebbe molto. Non l'ho mai fatto e mi piacerebbe provare, anche solo per vedere cosa cambia e come reagisce il pubblico.

Secondo te la musica può nutrirsi della sua sola bellezza oppure deve anche essere un mezzo per veicolare un messaggio?

Che domande complicate che fate voi...

Penso ci sia sempre anche un messaggio da comunicare e se non c'è un messaggio può esserci comunque un'emozione. Quindi se un pezzo ti fa anche solo canticchiare in macchina, allora significa che ha trasmesso un'emozione a chi lo ascolta.

Ho una questione personale con Gigi D'Alessio perché secondo me non ha proprio senso di esistere. Però vedi, anche in questo caso a tutti i suoi fan evidentemente deve lasciare qualcosa, quindi se per loro ha senso, oh... 'sticazzi! Contenti loro contenti tutti.

C'è un messaggio che cerchi di trasmettere con la tua musica?

Io di solito scrivo perché sono in paranoia e perché ho dei problemi che cerco di risolvere. Mi serve proprio per chiudere un cerchio e risolvere delle questioni mentali.

Lo faccio in verità perché sono megainsicura su un sacco di cose e infatti tutti i miei testi parlano di me, chiaramente è tutto romanzato, ma parlano della mia vita. Mi serve per razionalizzare quello che mi accade, interiorizzarlo e superarlo.

Sarebbe bello che ognuno avesse uno strumento per risolvere questi problemi, credo che questa sia una sicurezza che tutte le persone dovrebbero avere. Ognuno dovrebbe trovare il suo modo, che sia cucinare o fare bungee jumping.

All'inizio mi sentivo scema, scrivevo un po' a caso, senza capire bene cosa stessi facendo. Poi ho trovato la forma canzone e sono passata da scrivere cose a caso a scrivere i testi.

In realtà scrivo ancora oggi e uso quello che scrivo come spunto per le mie canzoni. Magari pesco solo una frase da dieci pagine di scritto, però parto da lì.

Cosa cambieresti nella nostra città?

Ci lamentiamo molto ma quasi nessuno fa niente per cambiare le cose. A me piacerebbe che ci fosse un approccio un po' più aperto verso la musica a Bergamo, con un po' più spazio per le cose di nicchia. Vorrei anche che le persone non si spaventassero davanti a qualcosa di diverso dal solito.

Chi pensi dovrebbe dare più spazio a queste iniziative?

Il Comune dovrebbe aiutare molto di più. Nel concreto, dando più spazi fisici e meno restrizioni sugli orari.

Però anche i locali, che hanno la forza per farlo, dovrebbero "educare" un po' il pubblico all'ascolto di cose diverse dal solito. Ci dovrebbe essere un'equità negli spazi: cento spazi che fanno suonare cover band e cento che fanno suonare artisti originali, cento balere e cento posti dove fare hip hop. Mi piacerebbe che fosse così.

Sei soddisfatta di quello che stai facendo?

Sì, molto. Sono molto soddisfatta perché ho fatto tutto io. E vaffanculo.

L'ho iniziato, impacchettato e visto crescere. Sono felice!

E lo sono al di là del riscontro, sarei felice anche se dopo aver costruito tutto lo avessi lasciato in un cassetto. Perché ho concluso qualcosa di completamente mio, ecco perché sono felice.

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© Fotografie di Rocco Fidanza

Giulia Spallino non se la tira
Pubblicato il 22 aprile 2014
Si parla di Musica, Interviste


Robe con Giulia Spallino
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