Luca Orlandini: il Signore delle Landing Page che lavora da Fuerteventura

L'autore del libro Landing Page Efficace racconta com'è trasferirsi all'estero lavorando come liberi professionisti e continuando ad avere clienti in Italia.
Luca Orlandini: il Signore delle Landing Page che lavora da Fuerteventura

Luca Orlandini è un super specialista di Landing Page, quelle pagine coloratissime che ti costringono a comprare qualcosa facendoti credere che l'idea sia stata tua. Spoiler: l'idea te l'ha messa in testa lui, ora sai con chi prendertela.

L'anno scorso ha scritto un libro che si chiama Landing Page Efficace (lo trovate su Amazon e se lo comprate da questo link io ci guadagno della grana), dove spiega punto per punto cosa rende una banale landing page una Landing Page Efficace.

Basterebbe questo per renderlo un personaggio passibile di intervista, ma c'è dell'altro.

Il nostro Orlandini ad un certo punto della sua vita si è rotto le palle di rimanere in Italia a farsi derubare dallo Stato (l'ho scritto io, non l'ha detto lui, denunziate me) e di passare la maggior parte della sua giornata nel traffico, così ha preso baracca e burattini e s'è trasferito a Fuerteventura, Canarie.

Ovviamente quando ho saputo che avrebbe tenuto una conferenza (scusate ma speech non se po' sentì) al Web Marketing Festival l'ho subito pressato su Facebook per farmi concedere dieci minuti del suo tempo, perché volevo capire quali fossero le difficoltà del lavorare con l'Italia stanto all'estero, visto che i clienti di solito vogliono vedermi di persona anche quando non abbiamo niente di nuovo da dirci.

Come ha fatto ce lo spiega lui!

 

Perché ti sei trasferito?

Mi sono trasferito perché cinque anni fa mi sono accorto che nonostante continuassi a lavorare non riuscivo a crescere.

Non riuscivo ad avere tempo per fare progetti, non riuscivo a mettere via soldi perché tendenzialmente andavo in pari da dieci anni, nonostante lavorassi molto bene.

Ma soprattutto ero stanco di vivere in una vita che non era ottimizzata.

Ho iniziato a fare siti web perché la mia vita lavorativa, come dipendente, non era ottimizzata e poteva migliorare. Facendo siti web ho usato Joomla perché mi consentiva di ottimizzare la creazione di siti, ma poi ho capito che anche il resto della vita poteva essere ottimizzata.

Mia moglie ad un certo punto è stata trasferita dall'altra parte di Milano e faceva un'ora e mezza di strada la mattina e un'ora e mezza la sera. Quando arrivava a casa, dormiva ed era già il giorno dopo.

Vivevamo solo nel weekend quando dovevamo mettere a posto, magari litigare perché c'era bordello in casa e poi fare la spesa.

Chiaramente non poteva continuare così, perciò mi sono detto: è possibile fare qualcosa per migliorare questa roba? Cosa mi potrebbe succedere se mi trasferisco all'estero?

Ho guardato un attimo e ho visto che per esempio a Fuerteventura c'erano delle condizioni fiscali molto migliori, perché si viaggia intorno al 25% contro il 50% dell'Italia, perciò  mi sono detto: "vabé, mettiamo che perda un cliente su quattro, vado ancora in pari, proviamo".

Ho provato ed effettivamente mi sono accorto che in realtà avere a disposizione tutto questo tempo libero che non dedicavo più agli spostamenti, all'andare dai clienti eccetera, mi ha permesso di ottimizzare un sacco di cose e anche di crescere.

Probabilmente non sarei riuscito a crescere quanto sono cresciuto negli ultimi cinque anni se non fossi andato a Furteventura.

Ovvero in un posto dove non c'è un cazzo, dove puoi studiare, fare due passi e mangiare una pizza, ma tendenzialmente sei molto focalizzato.

Il tuo mercato di riferimento continua ad essere l'Italia?

Sì e no, nel senso che il mercato che mi dà il maggior fatturato è quello italiano, però sto lavorando ogni tanto con il mercato locale, con quello spagnolo, e mi è capitato anche di lavorare con la Germania e con gli Stati Uniti.

Se dovessi scegliere dove lavorare mi piacerebbe vendere i servizi web agli Stati Uniti, perché mi è capitato di fare delle modifiche da due ore e fatturare 700€, per poi ricevere anche il regalo di Natale con il ringraziamento perché sono costato poco.

Il mercato italiano è molto diverso, però è ancora ricco ed è ancora buono, ma soprattutto è un mercato che conosco, per cui rimarrà sempre almeno il 50% del mio lavoro.

È stato difficile essere fisicamente lontano e lavorare con clienti italiani?

Eh, tu pensi di sì, pensi che perderai qualche cliente perché non vorrà lavorare a distanza, ma in realtà dobbiamo pensare che noi non siamo grandi agenzie. Io non ho bisogno di volumi enormi. Significa che se ti contattano dieci persone al mese e cinque persone dicono "no, non lavoro con te perché sei troppo lontano", tu però di progetti ne puoi fare solo quattro, per cui una la devi comunque rimbalzare tu.

È vero che qualcuno probabilmente non accetta, come non accetta ad esempio di mandarti il 50% di acconto, però pazienza, ne trovi un altro.

L'importante cos'è? Riuscire a creare un eccesso di domanda, in modo che si possa fare selezione.

Perché se puoi fare selezione puoi scartare quelli che già dal principio vedi che sono un po' così e che poi alla fine magari ti fanno perdere tempo. Tu fai un lavoro bello, ma loro non sono contenti, o magari ti stanno seduti a fianco quando fai qualcosa e ti dicono "sposta questo un po' più in qua e quello un po' più in là"...

Fare selezione è fondamentale.

Se dovessi dirti cosa è più importante tra fare una landing page efficace e fare selezione, ti direi che fare una landing page efficace è importante, ma fare selezione di più.

Chiaramente avere una pagina che ti consente di venderti meglio ti consente anche di fare selezione, però l'abilità di trovare le persone migliori con cui lavorare è secondo me la cosa più importante che ho imparato negli ultimi anni.

E come gestisci il rapporto con i collaboratori e fornitori in Italia?

Ho un programmatore là, uno in Italia e poi collaboro spesso con altri professionisti come Stefano Rigazio per la SEO e In Risalto per AdWords.

Alcuni sono là fisicamente e sono strettamente collegati a me e alle attività che svolgo, altri specialisti li prendo qui in Italia perché se devo per esempio fare AdWords, è inutile che mi metta io ad imparare come farlo per poi farlo male, quindi prendo uno specialista e affido tutto a lui.

Negli USA in questi giorni si discute di una proposta di legge per vietare l'uso degli smartphone ai minori di 13 anni, che cosa ne pensi?

Secondo me i bambini dovrebbero muoversi nel mondo che vivono, con delle regole che gli consentano di muoversi in modo corretto.

Il problema dei cellulari ai bambini è che la società occidentale, siccome hai mille cazzi da fare come mamma, ti costringe a mettere il bambino davanti ai cartoni animati se sta buono davanti ai cartoni. Che è uguale allo smartphone, non è che cambia niente.

Ci sono bambini che stanno tutta la vita davanti ai cartoni, io ho fatto tutta l'infanzia davanti ai cartoni e non sono morto, non succede niente, però l'ideale sarebbe dare un percorso di crescita diverso.

A Fuerteventura ad esempio i bambini lo smartphone non sanno nemmeno cos'è, giocano in strada con lo skate e il pallone mentre le mamme stanno sulla panchina a parlare.

Questo è un modo più positivo di vivere. Poi chiaramente ci sono alcune cose a cui loro dovranno essere abituati: dovranno essere abituati agli smartphone, al touch, ma secondo me non è così importante che si abituino da ora, perché comunque loro percepiscono queste cose e comunque quando arriveranno all'età del lavoro probabilmente non si lavorerà già più con lo smartphone. Ci sarà qualcos'altro.

Secondo me la cosa importante è trovare un modo per fare le cose correttamente, le regole servono quando le persone non sono in grado di fare le cose da sole. È una soluzione, però è una soluzione restrittiva.

Se 15 anni fa la maggior parte degli accessi al proprio sito avveniva tramite Google e acceso diretto, oggi ci sono canali a volte più rilevanti in termini di traffico, come Facebook. Per sfruttarli però siamo stati costretti a regalare contenuti in cambio di visibilità, che ne pensi?

È sbagliato.

Io sono rimasto molto scottato perché lavoravo tantissimo su Google+.

Google lo aveva spinto di brutto e io non pensavo che potesse fallire perché era una figata. Quando ho visto Google che ha preso quello in cui aveva investito tantissimo e l'ha smembrato a pezzi, mi sono reso conto che tu non puoi fare contenuti per una piattaforma.

Devi avere una strategia che ti consenta di creare dei contenuti a più livelli.

Oggi tutti creano contenuti fatti male, alla cazzo. Devi creare un contenuto che sia fatto bene, però non solo. Perché se tu crei contenuti fatti bene, non puoi farne troppi.

Io ho scritto un libro l'anno scorso, non è che posso scrivere un libro l'anno prossimo. Dovrò imparare qualcosa tra un libro e l'altro, no?

Quindi succede che devi scrivere un contenuto e poi sfruttarlo al massimo.

Scrivi un buon contenuto per il tuo sito?

Bene. Poi ci fai un video. Poi ci fai un'infografica. Poi ne pubblichi uno stralcio in un gruppo, un'altra parte su LinkedIn. Tanto siccome sono tutte piattaforme chiuse con pubblici diversi, se tu lo stesso articolo lo pubblichi nelle note di Facebook e in LinkedIn è difficile che lo vedano le stesse persone.

Però la cosa importante è che queste cose siano delle civette per portare le persone all'interno del tuo sito.

Perché oggi tutti dicono che il sito web non funziona più e "va il video", ma sono tutte minchiate, perché "va il video" va bene se sei un influencer che vuole uscire, ma se sei un'azienda hai bisogno di un sito.

E il sito è una cosa tua che rimane tua per sempre.

Se un domani Facebook non ci sarà più e Google non ci sarà più, i siti rimarranno sempre. Magari non saranno come adesso, ma ci saranno comunque. Di conseguenza, è l'unica cosa su cui puoi investire per creare qualcosa che dura nel tempo.

Luca Orlandini e Andrea Lombardi

Riferimenti vari:

Pubblicato il 10 luglio 2017
Si parla di Tech, Interviste, wmf, wmf2017

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