Startup: il paese dei balocchi

Il lavoro manca ma il circo è arrivato in città: sei giovane? Non trovi lavoro? Sali sul carrozzone startup!
Startup: il paese dei balocchi

Solo due mesi fa è uscito il film The Startup sulla storia di Matteo Achilli e della sua startup (pacco) Egomnia. Penso sia arrivato il momento di fermarsi e riflettere sul mondo delle startup, spesso raccontato con leggerezza e ingenuità dalla stampa e dai media.

Il caso Achilli è un esempio particolarmente azzeccato per descrivere il fenomeno startup in Italia, visto che è stato presentato come il Mark Zuckerberg de noartri da molte testate importanti e gli è stato pure confezionato intorno un film, prima di scoprire che la sua azienda ha un utile di poco superiore a cinquemila euro e ha debiti per più di centomila.

Ma che cosa sono le startup?

Da Wikipedia

In economia con il termine startup si identifica una nuova impresa nelle forme di un'organizzazione temporanea o una società di capitali in cerca di un business model ripetibile e scalabile. [...] L'avvio di un'attività imprenditoriale non scalabile, come l'apertura di un ristorante, non coincide dunque con la creazione di una startup ma di una società tradizionale.

In parole semplici il termine Startup dovrebbe identificare un'azienda neonata che non ha ancora capito in quale modo portare a casa il grano, ma il fascino delle storie di imprese di grande successo che hanno iniziato da un garage e poi sono diventate colossi planetari ammalia orde di giovani che anziché disoccupati si fanno chiamare startupper.

E magari il loro modello di business è la paghetta di mammà.

Il problema è che, come sempre, più alte sono le aspettative più grande è il tonfo in caso di fallimento. E il tasso di fallimento delle startup italiane è intorno al 90%.

Purtroppo i giornalisti sono spesso impreparati per analizzare questi fenomeni, soprattutto quando sono legati al digitale, ecco perché qualcuno di particolarmente smaliziato, come Achilli, potrebbe sfruttare questi bug di sistema per raggiungere una notorietà che non viaggia di pari passo con i risultati economici che realmente ottiene.

Ma il nostro Achilli è solo la punta dell'iceberg, perché sotto il pelo dell'acqua nuotano migliaia di startupper spesso illusi da chi sulle loro spalle si crea una carriera e un lavoro, quello sì, estremamente redditizio.

«Fate un lavoro normale, magari apritevi una pizzeria. Così se fallisce almeno vi mangiate una pizza. Se fallisce la startup non vi rimane neppure quello»

- Flavio Briatore

Naturalmente non voglio fare di tutta l'erba un fascio e sarebbe ingeneroso non riconoscere il merito di molte startup innovative, promettenti e anche di successo (o anche no).

Il problema vero sta nel riuscire a distinguerle nel marasma di quello che negli ultimi anni è diventato quasi un fenomeno di massa, forse per colpa di chi ha contribuito a vendere un'illusione ad una platea che di essere illusa aveva bisogno.

In un periodo storico nel quale il lavoro manca (o per lo meno così viene percepito), sentirsi un po' Steve Jobs facendo l'imprenditore di se stessi è un sogno che può risvegliare una genuina voglia di fare in molti giovani (e giovani attempati).

La verità è che ci vuole molta consapevolezza. Il business è fatto di ragionamento, di studio e di analisi, non solo di emozioni ed entusiasmo. Parti fondamentali, certo, ma che da sole rischiano di farci cadere nell'illusione.

Sono convinto che tutta l'enfasi intorno a questo fenomeno possa essere incanalata in qualcosa di estremamente positivo e in una occasione vera per molti futuri imprenditori, ma la chiave del successo è sempre la stessa: studio, dedizione e impegno. E ancora studio, studio e studio.

E in tutto questo bisogna anche imparare ad accettare il fallimento, perché quando il fallimento è consapevole è solo l'occasione per imparare di più e più velocemente.

Ma quanti sono disposti a fallire?

Non vedo l'ora che inizi il Web Marketing Festival perché ospiterà, tra le altre cose, la Startup Competition: un'occasione per esporre davanti ad una giuria di professionisti ed esperti di business idee innovative nel settore digitale.

Ho deciso di sfruttare l'occasione per braccare qualcuno degli organizzatori e tempestarlo di domande, quindi se volete aiutarmi nell'impresa e desiderate salvarvi dal circo delle startup-pacco per fare invece fare le cose sul serio, dovete solo fare due cose:

  • Scrivere un messaggio privato alla nostra pagina Facebook per ricevere un coupon sconto per l'acquisto del biglietto d'ingresso al Web Marketing Festival
  • Lasciare qui sotto nei commenti le domande che vorreste fare a chi si occupa di startup seriamente, come per esempio i giudici della Startup Competition del WMF
Pubblicato il 8 giugno 2017
Si parla di Editorial, wmf, wmf2017

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