Samantha Gandin, la ragazza che usciva con i suoi quadri

Samantha Gandin è una pittrice ritrattista e io ho cercato di capire tutto quello che di lei non dicessero già i suoi quadri
Samantha Gandin, la ragazza che usciva con i suoi quadri

Le coincidenze si producono là dove
gli ingranaggi del destino corrispondono.
(Raul Aceves)

Quest'intervista nasce da una coincidenza, una di quelle coincidenze su cui ho imparato ad inciampare e che forse, anche solo dieci anni fa, non sarebbe stata possibile.

Samantha è un fiume in piena, è una di quelle persone a cui bisogna fare solo poche domande e lasciarle parlare per ore, perché ha già pensato e riflettuto chissà per quanto tempo su quello che ti sta raccontando, che quando ti parla ti dice tutto con le parole e contemporaneamente con gli occhi conferma ogni singola cosa in cui crede.

L'ho ascoltata per poco più di un'ora e ho vissuto momenti divertenti, riflessioni intense e alcuni istanti assolutamente toccanti, che non sono stato in grado di tradurre in parole quanto lei sarebbe in grado di tradurli in immagine.

L'intervista è tutt'altro che corta, ma ho deciso di riportarla integralmente perché pur nella sua lunghezza l'ho trovata essenziale.

Potete seguire Samantha su Facebook, su Instragram e su Behance, oppure contattarla con un messaggio privato qualora desideraste commissionarle un ritratto.

Fotografie di Mario Dosi
Location: casa/studio Ripa di Porta Ticinese, Milano

Come hai iniziato con i live painting?

Io ho sempre disegnato nella mia stanzina a casa, perciò quando l’ho fatto per la prima volta ho detto “boh, mi darà fastidio?”, ma in realtà quando disegno non mi accorgo di niente e di nessuno. Poi magari arriva qualcuno che chiacchiera e ti chiede cosa fai e cosa non fai, però non mi dà fastidio.

La cosa che più mi piace in assoluto è vedere persone che hanno un’attitudine o un gusto artistico, magari sopito dalla vita quotidiana che li opprime, che guardando me o qualcun altro altro creare, si riaccendono. Tu non hai idea di quanta gente dopo aver visto i miei live painting mi contatta e mi ringrazia perché ha ripreso a disegnare grazie a me.

Sei ispirazione per quelle persone, e per gli altri sei intrattenimento, oppure ti ignorano, ma comunque non dai fastidio a nessuno.

Comunque la cosa più bella per me è questa, quando vedo l’occhio che brilla e dice “anch’io, anch’io”, è come un drogato che ha detto di no per un sacco di tempo e vede uno che si sta drogando e dice cazzo la voglio anche io una dose!

Take All Of Me - Samantha Gandin

Take All Of Me

Cosa ispira te invece?

Tendenzialmente faccio ritratti, ma non sono una ritrattista iper-realista che gode nel virtuosismo di fare la cosa precisa uguale alla realtà. Cosa che io apprezzo tantissimo e ci sono degli artisti che sono pazzeschi in questo, però secondo me ormai la fotografia ha sostituito questa cosa.

Quello che ha sempre fatto l’arte è raccontare qualcosa, in un modo che venisse fuori dalle viscere. Tu vivi, osservi e risputi fuori quello che hai percepito.

Perciò quello che mi piace raccontare sono le varie sfaccettature delle emozioni, attraverso i ritratti. Dietro ogni ritratto c’è una piccola sfaccettatura di una sensazione che quell’immagine o quella persona mi hanno trasmesso.

Mi baso spesso sulle fotografie perché qualcuno ha già fatto il lavoro sporco, è andato a cercare un'espressione, una storia, e l’ha colta in modo già fruibile da me.

Farlo live è un po' più difficile. Spesso ho in mente un’immagine o una cosa che vorrei raccontare e faccio una ricerca infinita sulle fotografie finché non trovo quella che mi fa dire “ok, questa la potrei usare”. Però poi non la ritraggo mai identica, la uso solo come guida per avere un realismo gradevole nella forma, poi i colori e le espressioni del volto che rappresento dovrebbero raccontare quello che prova il personaggio.

Seduction - Samantha Gandin

Seduction

Cosa ti muove nel profondo?

Mi affascina molto la sfera umana delle emozioni, e credo che siamo sempre meno abituati ad analizzarle, o a chiederci cosa siano queste cose che proviamo. E mi incuriosisce, credo che sia la cosa più pura, animale e istintuale che ci sia rimasta. Raccontare di un dolore, di una felicità penso sia alla fine la cosa più naturale, quello che ci rende umani.

Se facessi astratti non avrei un fine, in realtà gli sfondi che faccio sono astratti, ma non c’è una storia. Cioè, la so solo io, mentre vorrei che chi guarda la comprenda, sono fondamentalmente una narratrice. Tra l’altro scrivevo, infatti.

Mi piace raccontare qualcosa, che poi ci riesca o meno, o non ci riesca come vorrei, quello è il grande quesito dell’arte, perché non è detto che tutti quelli che vedono quello che ho fatto pensino quello che pensavo quando l’ho fatto. È quasi impossibile, ma è bello che sia così, ed è anche bello sentire cosa gli altri vedono, perché a volte ti raccontano qualcosa che tu neanche sapevi di aver fatto. Però magari c’era e neanche te ne sei reso conto.

Fine della passiona - Samantha Gandin

Fine della passione

Da qualche parte hai scritto “dipingo le persone perché non le capisco”, che rapporto hai con gli altri?

In quell’espressione intendevo dire che è una ricerca continua, nel momento in cui ritraggo qualcuno sto esplorando il mondo. L’ho scritto dopo che ho ritratto un ragazzo, era lì e lo osservavo, cercando di capire cosa trasparisse da lui con la sua sola presenza. Comunque lo avevo visto parlare, muoversi, io non riesco a fare un ritratto a qualcuno che non conosco almeno un po’.

Ed è ricerca, non è che io credo di dire la verità. Non penso di esser convinta di quello che sto facendo, il ritratto è come la ricerca, devi sentire veramente la vibrazione che qualcuno ti comunica, devi cogliere quella luce che è la sua.

Perciò io non capisco, non so, ci sto provando, ed è un mondo assolutamente affascinante, perché la personalità umana e la sfera delle emozioni è senza senso, fondamentalmente legata a impulsi vitali, e quindi è un terno al lotto, non puoi capirla mai veramente.

New Error - Samantha Gandin

New Error

Ma fuori dalla pittura capisci gli altri?

Non sempre. Sono molto brava ad inquadrare le persone a prima vista, ma è un’analisi superficiale. Di solito la prima analisi è sempre vera, poi tendenzialmente la rivedo e sbaglio quando lo faccio. La prima analisi si conferma nel tempo.

Ovviamente dipende anche da che aspettative hai quando incontri qualcuno, però tendenzialmente credo di emanare sempre buona energia, perché non ho mai avuto persone che mi hanno odiato o persone che mi hanno trattata appositamente male, anzi ho un karma pazzesco. Ho delle sfighe totali nella vita che sono controbilanciate da dei colpi di culo nel momento esattamente successivo, della serie “non te lo meriti, toh”.

E anche con le persone è sempre andata così, non avendo per prima buttato fuori negatività nei confronti degli altri -non dico che non si discuta o non si litighi, ma comunque non odio o sentimenti negativi- comunque queste cose non mi tornano indietro.

Non posso dire che mi trovo male con le persone o che le odio, o che loro odiano me, o che mi sento al di fuori della società, anzi, il mio lavoro è comunicare, quindi mi piace comunicare e mi piace anche ascoltare. Però allo stesso tempo ho problemi seri quando le persone hanno paura di essere loro stesse, quindi il problema c'è quando qualcuno per qualsiasi motivo occulta o si forza di essere in modi diversi da quello che è. Io lì mi disoriento e non capisco, perché sono pura, come sono qui sono ovunque.

E non tutti sono così, molti hanno paura delle persone così, si spaventano. Quindi c’è chi con me si butta a capofitto perché si sente a suo agio e pensa che può essere se stesso e saltare sul tavolo senza la paura che io lo giudichi, e chi invece dice “no, io saltare sul tavolo non lo faccio con lei né con nessuno”, ma io lo vedo che saresti uno che vorrebbe saltare sul tavolo e non lo fa e questa cosa mi fa impazzire.

Di solito tendo ad avere pochi rapporti stretti con poche persone e tante connessioni con persone con cui c’è stima reciproca, con cui c’è piacevolezza reciproca, ma non legami stretti. Ho sempre avuto pochi amici che considero tali e tante conoscenze che tendo a mantenere bene.

End Together - Samantha Gandin

End Together

Mi succedono delle cose pazzesche con gli esseri umani, credo ci sia veramente un’energia primordiale che lega le persone. Non voglio fare la visionaria pazza stile oroscopo, angeli ecc, però credo che ci sia comunque ancora, nonostante tutta la razionalità con cui abbiamo rivestito la nostra vita quotidiana, una parte primordiale di sensazione -ed è quella che mi piace raccontare- che guida i legami tra le persone. Mi è successo un sacco di volte sui social -uno specchio fantastico della realtà che porta alla luce sia chi vuole raccontarsi com’è, sia chi vuole raccontarsi come vorrebbe- di stimare e seguire delle persone che non conoscevo e prima o poi loro mi contattavano, senza sapere che io li stavo già guardando, ne stavo già parlando, li stavo già citando.

L’osservazione reciproca, che è alla base di qualsiasi inizio di relazione, riesce avvenire anche attraverso un mezzo che non è più l’occhio, e questa cosa è incredibile, quindi è la riprova del fatto che esiste questa cosa che percepisco, perché se riesce a bypassare addirittura gli schermi e la vista, è una cosa fortissima. E andrebbe preservata, e perciò raccontata, che poi è il fine che mi ispira di più.

Non Verbal - Samantha Gandin

Non Verbal

Un’altra roba che adoro è vedere altri artisti al lavoro. Ho notato che ci sono artisti che sono molto gelosi di quello che fanno, e gelosi del manifestare apprezzamento o non apprezzamento nei confronti di altri. Stanno nel loro, non vogliono mischiarsi, comunicare o interagire in quello che è il loro ambito. Io sono tutt’altro, se ti vedo fare una cosa bellissima io sono felice che la stai facendo e sono felice di vederla, perché mi ispira.

Quindi un’altra cosa che adoro è vedere gli artisti in movimento, proprio l’atto creativo.

Ma di qualsiasi genere, quando vado ad un concerto poi torno a casa che sono gasata, ma non gasata perché “che figata la musica ho ballato come una pazza”, no, gasata perché ho ricevuto la vibrazione di qualcuno che operava, la creazione di qualcosa e ho assistito mentre avveniva, e ho voglia di fare la stessa cosa.

E secondo me non c’è filtro tra le discipline, io posso vedere l’artigiano che fa il mobile come il musicista che suona, come l’altro pittore che dipinge, e sono tutte cose che mi danno un sacco di ispirazione e voglia di raccontare.

Devo dire però che la cosa che mi affascina di più è quando la mano modifica la materia, mi piace ancora che ci si sporchi le mani. Quindi tutto quello che è asettico lo trovo un po’ più freddo, può darmi emozioni ma è sempre un’emozione con una sfumatura più fredda. Mi piace ancora vedere le persone zozze di colore che dipingono, il chitarrista che schitarra... mi piace vedere lo spirito che si manifesta in un’azione fisica che modifichi qualcosa che non sarebbe mai stato quello se non ci avessero messo le mani.

I MOOSTROO mi hanno detto che non esiste l’amore verso un’arte ma solo tra persone, sei d’accordo?

No, non sono d’accordo.

Non sono d’accordo recentemente però, l’amore sicuramente ispira e ne abbiamo prove dalla preistoria e su questo di certo non si discute. E ispira perché essendo un’emozione potente crea l’esigenza di esprimere.

Secondo me quando un individuo ha una personalità artistica, qualsiasi emozione -positiva o negativa che sia- accende un motore, quindi quando quell’emozione è molto forte vai ancora più veloce e hai l’esigenza di buttare fuori.

Però recentemente mi sono resa conto, non avendo in questo momento -e da un bel po’- un essere umano a cui dedico amore o che mi ispiri amore, che comunque di base noi amiamo. Non sappiamo che cosa, ma amiamo. Quando trovi qualcuno che esaudisce quelle caratteristiche sia logiche che illogiche che cerchi, tu lo canalizzi e lo butti fuori lì. Però c’è di base, tu stai amando, anche in questo momento, però non sai che cosa e quando trovi una persona glielo butti addosso.

La mangiatrice di libri - Samantha Gandin

La mangiatrice di libri

Secondo me lo puoi buttare anche in una missione, in un oggetto, in un obiettivo o in un’opera. E mi son resa conto che proprio nel momento in cui io non sto amando nessuno, e nessuno ama me, io questo amore ce l’ho lo stesso, e il mio attuale canale di espressione è l’arte.

Sembra una presa in giro ma io l’ultima volta che ho fatto un live painting mi sono vestita bene come se stessi uscendo con un uomo, mi sono truccata, mi sono vestita e mi sono preparata perché io quella sera stavo uscendo con il mio quadro e stavo avendo un rapporto con lui, una conversazione con lui, un momento magico. E attraverso il corpo di un uomo che stavo ritraendo e che stavo riportando ho percepito anche una soddisfazione di passione nel fare questa cosa.

Quindi secondo me l’amore c’è, di base, e tu non sai dove buttarlo. O lo butti su qualcuno o lo butti su qualcosa, però tu lo provi.

Le persone che soffrono perché nessuno le ama e loro non amano nessuno e stanno male, è solamente perché hanno tutta questa cosa e non sanno dove canalizzarla. Gli artisti invece hanno questa bellissima cosa che in ogni momento li può salvare dall’implosione.

Ssshh - Samantha Gandin

Ssshh

Ce l’hanno tutti secondo te?

Non allo stesso livello. Credo sia soggettivo e basato sul carattere, l’indole e tutto quello che vuoi, però sinceramente credo che ci sia di base per tutti.

Perché se tu non ami, non puoi vivere.

Anche solo te stesso, se non ti ami muori. Non mangi, non respiri, non fai più nulla perché non ti vuoi bene. Però ci sono persone che il loro amore lo buttano tutto su se stesse, vedi la tipa maniaca che si compra mille vestiti, si cura tantissimo, si imbelletta e passa ore e ore... se questo non è un atto di amore verso qualcosa che cosa lo è?

Chi sa dove buttare questo amore è tendenzialmente più libero e più sereno, chi invece se lo tiene dentro e non lo esprime mai, soffre.

Il mio impulso artistico in questo momento sta sostituendo completamente quello che potrei provare verso qualcuno.

Embrace me - Samantha Gandin

Embrace me

Ma sono due cose che possono convivere?

Credo che il flusso sia di poco amplificabile. Tu puoi amare 20 e io posso amare 50, lui 10 e quella 150 milioni, perché credo che ognuno abbia un’energia diversa, però è quella.

Quindi io adesso la sto buttando tutta lì e infatti sto producendo tanto e siccome io faccio l’amore con i miei quadri le persone lo sentono tantissimo. Noto che chi guarda le opere che faccio ora viene toccato molto di più rispetto ad un tempo. Tutto il mio amore lo sto buttando lì, e se dovessi innamorarmi di qualcuno, qualcosa perderebbe.

Se fossi pazzamente innamorata di un uomo credo che non riuscirei nemmeno a dipingere. Sarei completamente esaltata da questa cosa, oppure potrei anche equilibrare, dare cinquanta e cinquanta, settantacinque e venticinque. Ci sono artisti, cantanti, anche rocker cattivi, che amano al cento per cento la loro musica e le donne le cambiano come fossero bambole. Anche se magari provano un sentimento minimamente complesso per una, la buttano via perché il loro amore è totalmente speso nella musica, e non avranno mai tempo né dedizione per nient’altro.

Ho incontrato persone che mi hanno detto chiaro e tondo questa cosa, “io non riesco ad avere un rapporto con una persona perché tutto quello che ho è dedicato a questo”, che può essere la musica o qualcos’altro. E quindi o gli uomini e le donne sono di passaggio perché sono solo uno sfogo, oppure farai sempre stare male qualcuno perché non gli dai niente.

Sarebbe bello avere un equilibrio, però se ci pensi tutte le persone che buttano tanto nell’arte non hanno gran ché una vita sentimentale stabile.

L’unica persona che potrebbe stare al fianco di qualcuno che è così, è qualcuno che non ama solo l’altra persona ma ama anche la sua arte, e quindi capisce l’amore che provi verso quella cosa perché la ama anche lei. Però sarebbe un rapporto che va al di là degli schemi normali della società, un esempio è Frida Kalo e suo marito, che vivevano in due case collegate da una passerella, lei aveva lo studio di qua e lui lo studio di là. Costantemente amavano l’un l’altro e quello che facevano. Però va costruito un equilibrio del genere, è al di fuori degli standard.

Però io credo che si possa amare l’arte, come una persona.

Ragione e sentimento - Samantha Gandin

Ragione e sentimento

Tutto questo ti rende una persona sola?

Mi sento spesso sola. Sono stata sempre molto sola da piccola, perché ho cambiato mille case e i miei sono sempre stati divorziati da che ho memoria, e quindi ho imparato da subito come convivere con la solitudine. Probabilmente anche questo ha incentivato certe attività.

Ho avuto tanti momenti da sola in cui fare qualcosa dava significato a quei momenti, perché altrimenti da solo cosa fai? Spesso quei momenti li ricerco perché altrimenti non farei più nulla.

Quando la vita diventa troppo invadente, il processo creativo muore.

Pensavo anche di essere asociale, ma in realtà no, anzi tutt’altro. Come ti ho detto mi hanno anche assunta per fare la PR di eventi, hanno visto un potenziale comunicativo elevato in me, quindi non ho problemi a parlare con chiunque, anche con gli estranei, anzi a volte mi trovo meglio con loro che con quelli che conosco. È una roba stranissima che mi succede, delle volte organizzo pomeriggi con della gente che non so chi cazzo è, per dire, perché mi è più facile farlo con loro rispetto ad altre persone.

Pur avendo moltissime persone che conosco, faccio fatica a trovare persone che si affezionino a me. Quando succede succede bene, ma faccio fatica a farlo succedere.

Non ho quella vita in cui hai quegli amici standard che vedi quotidianamente, come magari hanno tanti altri che conosco. Nel mio caso è tipo spot, ho persone più o meno stabili che vedo più o meno spesso, ma non sono fisse nella mia vita, e soprattutto si abituano al fatto che sia io la fonte di energia di ogni cosa, sia del rapporto che dell’iniziativa di quello che c’è da fare. Quindi io se una sera non scrivo, non chiedo e non sento nessuno, nessuno si fa sentire.

Perciò succede delle volte che mi stanco e mollo la presa, e non c’è nessuno che cerca me, e penso che non ci sia nessuno che sente la mia mancanza veramente. Mentre io di base un sentimento lo provo nei confronti delle persone, riesco ad esserci anche se ho da fare. E ho da fare. Io sono straimpegnata, ma ci sono.

Vuoi che ho beccato sempre gente che non sa gestirsi, però noto questa cosa e a volte mi fa star male. Noto che non manco a nessuno, almeno in questo periodo.

Per quanto io ci metta tanta buona volontà, non lo so, se per esempio so che un mio amico -anche non strettissimo- sta cercando lavoro e mi capita una voce io gliela mando, immediatamente, quindi a nessuno va male avermi nella sua vita. Però tutte queste cose non sono mai apprezzate. Non sono avara di emozioni, non sono avara di contatto e non sono avara di calore, però vedo che comunque non mi genera un ritorno dello stesso livello.

Waiting - Samantha Gandin

Waiting

E questo ti pesa?

A volte sì, a volte non me ne accorgo neanche. A volte mi sfogo talmente tanto che non mi pesa, per esempio sabato sera io sono rimasta in casa e ho disegnato. Ma non perché fossi a casa da sola e non avessi nient’altro da fare, ma perché in quel momento avrei avuto emozioni da dare a qualcuno, ma non le stavo dando a nessuno e le ho date lì.

È sempre il discorso di prima, quindi a volte mi dico che forse è meglio che ci siano questi momenti di solitudine, perché alla fine sono gli unici in cui posso fare qualcosa di creativo, perché se fossi sempre in giro e stessi dietro a tutti non riuscirei a fare nulla, e verrebbe meno una cosa che fa parte di me.

Allo stesso tempo non mi sento trattata male, nessuno mi tratta male, perché quando incontro le persone addirittura mi dicono “è sempre un piacere vederti”, cioè c’è sempre un calore, però non c’è costanza e non c’è ricerca nei miei confronti.

Poi noto anche una certa non educazione sentimentale, le persone a volte non sanno come si sentono. Non danno valore a quando si sentono molto bene rispetto a quando si sentono abbastanza o per niente. Quindi l’amico di sempre, con cui magari fai sempre le stesse cose, va bene quanto vai bene tu che magari hai tanto da dare di nuovo. Io invece più una persona mi dà più ho voglia di dare, però insomma ognuno è fatto a modo suo, comunque sì, a volte lo soffro, ma non importa. Non è una tragedia.

Nostalgia - Samantha Gandin

Nostalgia

Cosa ti rende triste?

Mi rende triste la sensazione dell’abbandono. Quello mi rende tristissima. Il fatto che comunque ho sempre avuto questa tendenza a darmi tanto da fare, quasi come se fossi alla ricerca di farmi volere bene. Di far star bene gli altri e grazie a questo far sì che mi volessero bene, perché se fai del bene a qualcuno tendenzialmente dovrebbe funzionare così. E ho notato che tante volte le persone prendevano tutto quello che volevano prendere nel momento in cui gli andava di farlo e poi sparivano quando gli comodava.

Questa sensazione qui, sia in amore che in amicizia, in generale, mi fa stare malissimo.

Wash my sins - Samantha Gandin

Wash my sins

Però non hai reagito tagliando tutto e tutti

No, perché non riesco a provare rancore.

Sto male con me stessa e basta. Do il più possibile a chi penso che meriti e quando vedo che non mi torna una carica altrettanto positiva per me, quello che faccio è dire “ma tanto a me fa star bene farlo” e chissenefrega di quella che è la reazione, lo faccio.

Però un po’ non è vero...?

Se la reazione è negativa mi fa star male, però comunque mentre lo sto facendo mi sta facendo bene. Quindi l’unico modo per riprendermi dallo star male è riprendere a farlo cambiando direttive.

Alla fine non credo che mai nulla sia buttato, magari nell’immediato sembra una cosa, poi cambia. Si aprono altre situazioni che tu non ti puoi immaginare.

E comunque mi butta un buon karma tutto ciò.

Riflessioni - Samantha Gandin

Riflessioni

Ti ritieni una persona insoddisfatta?

No, non sono insoddisfatta, il punto è che sto facendo il giocoliere per tenere in piedi le cose della mia vita, però non vedo uno scopo.

Sto tenendo in piedi le cose che vanno tenute in piedi, una casa, un affitto, un lavoro, dei rapporti sociali, i genitori... però non sto facendo niente per me, che mi renda veramente felice. E l’obiettivo di quest’anno è fare qualcosa che mi faccia felice e parto dal lavoro, perché è quello che occupa la maggior parte della giornata.

Sono assolutamente una brava giocoliera, anche in confronto a molti artisti che sono dei fuori di testa, buttati lì in uno stanzino e magari hanno qualcuno che li mantiene o magari tiran su due soldi come capita, io sono assolutamente organizzata: ho un lavoro, riesco a gestirmi l’affitto da sola, riesco ad uscire e a mantenere tutto quello che ho in piedi, però allo stesso tempo quello che voglio fare io non lo sto facendo.

Riesco a tenere in piedi un equilibrio socialmente accettabile però delle volte vedo il tipo street artist che sta facendo il murales mentre io sono lì in ufficio e mi dico "quello magari è spippatissimo e magari è senza un soldo, però si sta girando il mondo e sta facendo quello che vuole". E io in quel momento provo un’invidia mista ammirazione strana, perché lui è libero, e io no.

Una sigaretta - Samantha Gandin

Una sigaretta

Tu la faresti quella vita?

Eh, non ho mai avuto il coraggio di farlo quindi probabilmente un minimo di ordine mi serve per la mia personalità. Essere completamente sbandata non riesco. Un motivo è perché ho sempre avuto un po’ un senso di responsabilità verso delle situazioni della mia vita, che mi accompagna costantemente.

Sono cresciuta con la sensazione di dover essere in certi modi perché tutto funzionasse, e continuo ad averla. A volte mi piace perché mi permette di essere equilibrata, altre volte è un blocco. L’equilibrio è sempre la cosa migliore. Avere nella vita qualcosa che ti faccia sentire realizzato, e allo stesso tempo avere un ordine.

Alla fine sono fatta così, che abbia voluto o non abbia voluto così sono, e non riuscirei mai a fregarmene di tutto il resto per prendere e andarmene e iniziare a disegnare nelle piazze delle città, per quanto ami viaggiare, per quanto ami disegnare, per quanto ami stare fuori al sole ancihé chiusa in un ufficio.

Però non voglio neanche che questo senso di responsabilità diventi un blocco, perché ormai direi che anche per troppi anni ho fatto tutto quello che dovevo fare. Adesso voglio regalarmi la soddisfazione fare qualcosa in cui credo.

E non dico che devo fare la pittrice famosa perché non c’è un criterio oggettivo per cui io possa dire se faccio queste mosse poi diventa così. Però vorrei essere circondata dall’arte, essere circondata dagli artisti, lavorare per me e lavorare per loro, questo è sicuro. Quindi devo trovare un modo di farlo sensato e che sia uno stile di vita, che sia un lavoro, che mi permetta di avere una casa, che mi permetta di uscire a cena con gli amici. L’obiettivo è questo.

Permesso al piacere - Samantha Gandin

Permesso al piacere

Molti artisti vorrebbero combattere un mondo che non gli piace standone fuori

Il discorso “io odio l’umanità”, "odio la società", "odio quello che siamo diventati noi umani con il progresso", il capitalismo e tutte ste minchiate non me ne frega una minchia.

Me ne sono interessata talmente tanto di cultura, società, evoluzione e storia all’Università, che una volta che ho capito abbastanza ho deciso che non me fotte più un cazzo.

Per questo sono ritornata alle sensazioni. Ci accomunano tutti: lo stronzo, il buono, il cattivo, il coreano, l’africano, è una cosa che ci accomuna tutti e ci rende umani.

Di tutta l’infrastruttura di merda che ci siamo creati intorno, che ci lega e ci incamera in una logica, ci sono dentro e la devo vivere bene. Devo stare dietro a quelle regole che mi permettano di essere in regola, ma allo stesso tempo dovrebbero far riflettere e far ritornare le persone a sentirsi persone. Tu non sei un avvocato, un padre, una madre, un notaio o un banchiere, tu sei un umano, e io voglio raccontare quello. E l’unico modo per farlo è stare in mezzo alle persone, guardarle, parlarci, esserci.

Rinchiudermi in me stessa per raccontare cosa? Me? Chi cazzo gliene frega niente di quello che io penso, non ho la presunzione che hanno questi artisti di dire racconto me stesso e basta, perché se non stai in mezzo alla società non puoi raccontare niente altro, cioè chissenefrega di me. Sono una su milioni.

Io sono una narratrice e come narratrice devo vivere in mezzo alla storia, se no da dove lo traggo lo spunto?

E comunque sì, soffro molto il meccanismo di vivere a Milano e fare l’impiegata di una multinazionale. È la condizione più assoggettata al sistema che si possa immaginare, sei in una grande città, in un lavoro standard da dipendente e non sei libero in nulla.

La vivo e ci convivo, perché è impossibile uscirne.

Anche se provi a fuggire cosa fai? Ti chiudi in una stanza? È una prigione anche quella, se non te le mettono gli altri le sbarre te le metti da solo, quindi prigione per prigione vivo come una bambina. Gioco. Faccio le cose che devo fare e cerco di non pensare alla forza incredibilmente costruita che abbiamo realizzato per poter fare in modo di incanalarci in sta roba, il fatto che uno si debba alzare, lavorare tot ore, chi cazzo l’ha deciso il fatto che esistano dei soldi, ma chi cazzo l’ha deciso il fatto che un pezzo di carta significhi qualcosa?

Abbiamo fatto tutto da soli, questo è il problema che si è posto quando siamo diventati intelligenti, ma ci siamo incanalati in una struttura in cui poi soffriamo, quindi tutto quello che mi permette di sopravvivere è farmi scivolare addosso tutto questo e pensare all’amore che provo, a quello che mi rimane dell’umanità vera.

Quindi lasciarmi ispirare da un viaggio, lasciarmi ispirare dal vedere altri che buttano creatività, questo è quello che mi permette di stare alle regole.

E ti giuro, non leggo neanche più di politica, non ho la televisione, non leggo gli articoli, sono diventata ignorante, non voglio sapere che partito c’è non me ne frega un cazzo più di niente.

Sai perché?

Perché tanto io crepo tra tot anni, quindi che mi stia a preoccupare di 'ste robe e le renda il mio scopo di vita che cazzo di senso ha?

Tanto muoio prima che le cose cambino, comunque, e non posso fare nulla perché le cose cambino a meno che non abbia una vita dedicata a questo e diventi Barack Obama, ma neanche quello, non è più libero.

Alla fine è proprio ritornare bambini, vivere la bellezza che c’è, prenderla tutta, e lasciarsi guidare da quella per sopportare la bruttezza. Ce n’è tantissima e puoi raccontarla, puoi esprimerla, ma non puoi giudicarla e non puoi cambiarla. Quindi a parte essere un narratore che racconta quello che vede, non mi propongo di fare nient’altro.

L’artista pazzo recluso non avrà mai il mio benestare. E quella è nella forma mentis la personalità artistica, quello strano, fuori, al di fuori. No invece, stai dentro, ma stai dentro a modo tuo.

Gli artisti che più apprezzo sono quelli che dialogano, cosa che non c’è più e non è più incoraggiata. Una volta esistevano i movimenti, e non erano nient’altro che tre stronzi che si trovavano al bar, parlavano, litigavano, s’ammazzavano, però poi tornavano a casa e dipingevano e si erano contaminati a vicenda. Ora questa cosa non c’è più, sono tutti soli, autoreferenziali, esprimono a senso unico e continuano ad essere soli e non progrediscono.

Il dialogo artistico secondo me è fondamentale e crea sinergie e potenziale infinito. Anche tra diverse discipline, anche tra diversi stili, comunque qualunque discorso tu faccia ti influenza. Qualsiasi cosa vedrai stasera, domani, dopodomani ti influenzerà. E noi non ce ne accorgiamo neanche ma il cervello è potentissimo, quindi più ti circondi di cose che hanno tanto da dire, e più sarai ricco.

The smoker - Samantha Gandin

The smoker

Pubblicato il 12 aprile 2017
Si parla di Visual, Interviste

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