Scoprire SHINER Magazine

Questo 6 ottobre è uscito il secondo numero di una rivista fotografica online a me ignota fino ad ora. Due parole per scoprire SHINER, chi ci sta dietro e chi ci sta dentro.
Scoprire SHINER Magazine

Potremmo definire SHINER un mini-fotolibro, una rivista online composta da fotografie e parole, un'intervista dove la geometria, la gnocca e i colori dominano incontrastati.

È appena uscito questo 6 ottobre il secondo numero della rivista, in cui si racconta la storia di Bintou Seck. Lungi da me spoilerarvi qualcosa, quindi in breve vi dirò che si tratta di una bellissima ragazza di 21 anni arrivata in Italia dal Senegal quando ne aveva 7, che ha dovuto crescendo affrontare le controversie e le difficoltà dell'essere immigrata e di colore prima a scuola, poi più in generale nella società. Capisco solo verso le ultime pagine della sua storia che Bintou non è una modella o simili, ma è una ragazza normalissima con sogni normalissimi, che come ogni altra persona ha la sua storia da raccontare e la sua bellezza e unicità per attaccarci a divorare quelle pagine dove viene raccontata.
Per fortuna la sua è una storia di immigrazione non agghiacciante come quelle a cui ci stiamo assuefacendo in questo particolare periodo, che tra barconi, tendopoli e "aiutiamoli a casa loro", lasciano quella che credo che sia la maggior parte di noi che vantiamo più di un neurone funzionante a cervello con la mandibola a penzoloni e la temporanea incapacità di reagire alla vita o trovare una qualsiasi forza per continuare (disagio curabile solo con svariati cc di Netflix, pare). Ah, lungi da me sminuire le difficoltà che Bintou ha dovuto superare, in tutto questo.

Non manca poi all'interno dello sfogliabile un bell'approfondimento perfettamente a tema: un'intervista a Severino Proserpio, il fondatore dell'associazione "I bambini di Ornella" per il recupero e la scolarizzazione dei bimbi di una piccola cittadina in Senegal, in cui si spiegano i motivi delle immigrazioni dall'Africa. Anche qui non spoilero, ma vi basterà semplicemente immaginarvi di avere dei figli per capire che per loro ovviamente vorreste solo il meglio, e mandarli dall'Africa in Europa, di sicuro, darebbe loro molte più possibilità. Soprattutto in un presente-futuro che si spera diventi sempre più umano-friendly. Si spera. Boh, io ci spero.

Ad accompagnare questa storia magistralmente impaginata tra piacevoli geometrie e scelta accurata dei colori ci sono poi le immagini. Immagini che mi hanno depistata fin dal principio, dicevo, facendomi credere che la ragazza fosse una vera modella (potrebbe tuttora, per quanto mi riguarda).

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SHINER è principalmente una storia fotografica, raccontata attraverso splendidi scatti di pura moda, per l'appunto, dove abiti e trucco sembrano o sono curati da professionisti (i primi da Mimma Rovelli, mentre la make-up artist è Arianna Beretta) e la composizione, le luci e la post produzione pure, evidentemente. O perlomeno da gente che sa il fatto proprio.

Confesso una cosa: alla prima lettura l'accostamento tra una storia così semplice e immagini così ricercate mi ha confusa, anche un po' snervata. Ora che lo riguardo nell'insieme, grazie al dono del bipolarismo, penso piuttosto che sia molto interessante il modo in cui i ragazzi riescono a far risplendere la bellezza di una persona come tante, unica e speciale proprio grazie a ciò che è stata e continua ad essere la sua storia.

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Ora parliamo in breve dei due ragazzi da cui nasce l'idea di SHINER.
"In breve" perché so poco o niente di loro. Si chiamano Andrea Caristo e Davide Colombo, si sono conosciuti neanche un anno fa a Firenze e da lì è partita un'avventura fatta di collaborazioni e idee tipo quella di cui vi ho appena parlato, quindi, direi, un incontro piuttosto fortunato.

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Pubblicato il 10 ottobre 2016
Si parla di Fotografia, Notizie

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