PUNK ROCK HOLIDAY 1.6 – Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco

Punk rock, fiume e piogge torrenziali. E noi non avevamo neanche un cazzo di ombrello. Il nostro report del miglior festival punk d'Europa!
PUNK ROCK HOLIDAY 1.6 – Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco

BAM! Anche quest’anno il Punk Rock Holiday è arrivato e anche quest’anno è stato prontissimo a regalarci (oddio) i giorni più belli dell’anno solare, o perlomeno li ha regalati a quella serie di casi umani che fa di questo genere per disagiati, misantropi, nostalgici, eternamente adolescenti e probabilmente al verde, la propria ragione di vita, e sono tutte categorie di cui mi fregio di far parte. Del resto che cazzo ce ne frega? Voglio dire, perché pensare a tutte queste cose quando hai in mano una Lasko e sei sdraiato su una spiaggetta davanti a uno dei fiumi più belli e freddi d’Europa e sai che di lì a poco stanno per suonare alcuni dei tuoi gruppi preferiti o comunque dei gruppi della madonna?

Alla fine il grande merito del PRH è proprio questo. Non tanto la lineup, non tanto la birra economica (beh questa anche sì eh) e tutto il resto, è buttarti in un paradiso naturale con delle altre migliaia di disadattati provenienti da tutto il mondo che vedresti solo ad eventi come questi, che per 5/6 giorni di campeggio si scordano le più basilari norme igieniche e hanno solo voglia di fare casino. E ben venga l’hangover, ben vengano i lividi, le orecchie che fischiano e tutto il resto se poi ti porterai a casa il ricordo dei Descendents visti dal vivo e di Milo che cazzeggia in giro per il festival. Nostalgia.

DAY 0 – PRESHOW

Eh, preshow un par di cazzi, pure.
Quando ti ricapita di sentire nella stessa sera Versus The World, Useless ID, Lagwagon e Sick Of It All? La lineup non ha niente da invidiare a tutti gli altri giorni del festival e meglio così per tutti, dopo 2 giorni di cazzeggio al campeggio è subito una botta di adrenalina niente male. Anche perché stavamo grigliando e indovinate un po’ chi si è perso i primi 2 gruppi per finire l’amaro?

Ad ogni modo, si arriva sotto al palco per i Versus The World, prima volta che li vedo dal vivo e tutto sommato fanno un buono show. Non ho particolare simpatia per tutto quanto ciò che comprende del pop punk in generale, ma sull’esecuzione nulla da dire; anche perché alla batteria c’è Sean Sellers e qualcosa da guardare con lui lo trovi sempre. Non mi piace molto l’attitudine un po’ emo da inizio anni 2000 e purtroppo a mio parere il cantante ne abusa un po’, quindi dopo metà set comincio a cazzeggiare, ma non ho notato nulla di storto nello show.

Belli carichi, si torna al palco per gli Useless ID. Poco da dire, loro sono sempre stati delle certezze e anche stavolta non sgarrano; scaletta con un po’ di pezzi di State Is Burning e un altro po’ di classiconi, Mouse in A Maze ha il superpotere di farmi cantare ogni volta che la sento; purtroppo pagano un po’ il fatto di essere a fine tour e Yotam con la voce ne risente un po’ (a proposito, visto recentemente in acustico con Joe McMahon e Mike Noegraf, se vi arrivano vicino andate a vederli perché meritano) ma show decisamente solido, main stage già pieno e in palla per l’occasione e gli israeliani tengono botta alla grande.

E poi i Lagwagon. Non so se riuscirò mai a essere imparziale su di loro, ma per me si son portati a casa un concerto della madonna, sebbene le premesse non fossero rosee: neanche mezz’ora prima Joey Cape era sul palco a cantare con gli Useless ID ed ha cantato ‘nammerda, senza voce come manco Massimo Oddo nel day after della vittoria dei mondiali 2006. Ma poi attaccano con Kids Don’t Like to Share ed è un’altra storia, Joey tiene botta ed io dopo 3 nanosecondi mi trovo nel pit fino a fine set.
La scaletta è stata bella davvero: un sacco di pezzi da Hoss tra cui ovviamente Move your Car e Weak che non gli si sente fare spesso dal vivo, oltre ad ovviamente Violins e Island of Shame che sono in setlist da quando son state scritte. In mezzo ci infilano delle chicche come Never Stops e Falling Apart, chiudono con May 16th e Razor Burn e tutti gli over 30 scoppiano in lacrime. Da dire che sono stati più imprecisi del solito, con una monnezza eclatante sull’attacco iniziale di May 16th, ma tranquilli che un brutto concerto dei Lagwagon sta una spanna sopra a quello che in moltissimi riusciremmo a fare. In generale il concerto a cui ho voluto più bene dell’intero festival; la voce non sarà mai più quella del 1995 ma pure sticazzi.

Chiudono la giornata i Sick Of It All, che dal vivo a quello che so sono della macchine da guerra da sempre e pure stavolta non fanno eccezione; è il tour dei 30 anni e ripropongono i pezzi con cui sono entrati nella storia del NY HC. Tempo nemmeno 15 minuti e parte All My Life ed è subito invasione di palco, con un centinaio di persone che piazzan la tenda sullo stage, a me il genere piace poco e la cosa mi fa girare i coglioni quindi me ne scappo in spiaggia: va detto che quest’anno la security ha fatto più attenzione alla cosa quindi se dio vuole non ci sono stati più concerti in cui per 45 minuti si son visti solo dei ragazzini bisognosi d’attenzione al posto della band, ricordo ancora le bestemmie dell’anno scorso coi Less Than Jake… Ad ogni modo chiunque abbia visto tutto il concerto ha detto che son stati delle mine, alla prossima mi riprometto di aver più pazienza.

DAY 1 – MILO GOES TO PUNK ROCK HOLIDAY

DESCENDENTS!! Con questo in testa ci svegliamo e troviamo che dal nostro gazebo mancano una coperta e la chitarra che i nostri prodi usano per intonare hit estive di dubbio gusto e rifacimenti di canzoni che farebbero la gioia di qualsiasi amante del trash. Risveglio non bellissimo, diciamo. Quindi colazione incazzati, un po’ di ricerca e scopriamo che la chitarra ce l’avevano dei nostri gentilissimi vicini di gazebo che l’hanno gelosamente custodita durante la notte, a loro dire dovremmo ringraziarli, noi invece sfoggiamo del savoir faire non mandandoli affanculo ed evitando scontri fisici.

Si scende alla spiaggia e dopo un po’ di cazzeggio iniziano gli Spin Off, gruppo HC melodico spagnolo che a parer mio fa un figurone, sono in giro da anni e non sono per un cazzo intimoriti davanti al pubblico che è accorso in massa al beach stage per godersi i concerti, pure troppo eh. Personalmente credo che il sold out abbia un po’ rovinato l’atmosfera, tra furti, sovraffollamento, code per bere e stronzi vari in più l’atmosfera dell’anno scorso mi piacque molto di più. Ma ad ogni modo il fiume (sovraffollato anch’esso) ha il superpotere di farti dimenticare tutto, quindi ci spiaggiamo lì fino all’arrivo degli Edward in Venice, di scena sul Main Stage.

Gli invidio un sacco l’opportunità, e gli invidio un sacco anche il potersi vedere tutta la giornata di concerti comodamente dal palco, giornata che oltre ai Descendents vede di scena anche Flag e Bouncing Souls, dei bei pezzi di storia insomma, insieme agli Iron Reagan che qualcuno ha definito “gli imperatori dei burini”, in senso positivo eh.

Ad ogni modo i Pesaro’s finest fanno un bel concerto, suonano un sacco di pezzi di Howler (di cui tappezzano il PRH di adesivi) e non accusano il colpo nel suonare su un palco così grosso, nonostante il pit non fosse gremito come in altre occasioni. Come al solito sbagliano zero e intrattengono tanto, tecnicamente sempre delle spade e sul palco ci stanno da dio.

Nel frattempo apre il banchetto merch della Fat Wreck e ne approfitto per prendere i flexi del PRH in edizione limitata, vinili vari dei Propagandhi e altre robe: sono arrivati decisamente sforniti all’occasione e nelle prime 2 ore hanno venduto tipo l’80% del materiale che hanno portato, vista la mia dipendenza compulsiva da merch tocca saltare gli Antillectual e spulciare un po’ per vedere cosa offre la casa.

Quando torniamo sotto al palco ci sono i Flag, con Keith Morris alla voce e Bill Stevenson dietro le pelli. C’è a chi sono piaciuti un casino, a me sono sembrati dei vecchi che cercano disperatamente di scopare, e tutto sommato è anche quello che sono: stiamo parlando di 60enni che fanno musica scritta 30/40 anni fa e che per fare veramente come la facevano i Black Flag ci vuole un’energia e una presenza scenica che a 60 anni non puoi avere, al di là del fatto che tecnicamente abbiano pure fatto un bello show… ma a me è sembrato quasi di stare al karaoke.

Dopo di loro gli Iron Reagan e ne approfittiamo per mangiare: cattiva idea perché pure oggi a detta di molti mi son saltato uno show coi controcoglioni. Facciamo in tempo a vedere gli ultimi 10 minuti e in effeti i controcoglioni ce li hanno. Sono anche dei burini. Laggente aveve ragione stavolta, mica come su Facebook.

Saltiamo i Toasters per un’odio incondizionato verso lo ska e siamo prontissimi per i Bouncing Souls: questi non invecchiano mai. Visti altre 2 volte dal vivo di cui l’ultima nel 2008 (credo), non hanno perso un colpo e fanno un signor concerto. Sono probabilmente uno dei gruppi più “paraculi” in fase di composizione ma fanno anche dei pezzi che per un festival come il PRH sono azzeccatissimi, sing along come se piovessero e il pubblico non si risparmia, scaletta con praticamente tutti i pezzoni più famosi, mettono per seconda Sing Along Forever, in mezzo Lean On Sheena e chiudono con Hopeless Romantic e True Believers. Non sono il loro fan più sfegatato, ma brividoni.

E poi arrivano i Descendents. Non so bene cosa dire su questo concerto, per me è stato emozionante anche solo vederli salire sul palco, ed è stato fantastico anche rimanere sotto la pioggia incessante che è arrivata da metà concerto in poi a godersi lo spettacolo. Perché i Descendents sono un pezzo di storia e fotte sega se domani hai il raffreddore, chissà se avrai di nuovo l’occasione di rivederli in tutto il resto della tua vita e goderti dal vivo dei mostri sacri così, che a quasi 55 anni fanno un concerto della madonna. Appena entrano sul palco un ragazzo si mette sul gradino per lo stage diving e fa l’inchino a Milo e Karl Alvarez ed è una bella immagine di come mi sento tuttora…

Iniziano con Everything Sucks, Hope e Rotting Out ed è subito un casino micidiale sotto al palco, andranno avanti per 31 canzoni in cui fanno tutti i pezzi a cui sono più legato e praticamente tutti i pezzi storici, un sacco di pezzi da Everything Sux in generale e senza dare un attimo di tregua al pubblico. Prima dell’encore piazzano I’m The One, Thank You e Descendents, e sarebbe già una conclusione della madonna per un concerto incredibile. Non contenti tornano su e suonano Van con Dez Cadena, Shameless Halo e Catalina, dopo di cui non ci rimarrebbe che tornare alle tende e metterci in salvo perché la pioggia s’è incazzata davvero. Qualcuno invece ci dice che Joey Cape sta per suonare al Beach Stage e noi ci crediamo pure, quindi stiamo ancora in giro a prendere acqua e dispensare bestemmie per un’oretta prima di arrivare in tenda con ancora negli occhi e nelle orecchie quacosa che difficilmente scorderemo.

DAY 2 – I (DON'T) WANNA BE AN ALCOHOLIC

Guardate, praticamente è un bordello. La pioggia è così forte e il PRH così in crisi che siam costretti ad andare in paese a piedi per trovare un tetto e del wifi, dopo aver visto il gazebo perito sotto le bombe d’acqua arrivate, primi 2 concerti al beach messi in coda per consentire all’organizzazione di rimettersi in piedi e in pratica si inizia 2 ore in ritardo e con di scena i The Human Project, gruppo HC ipertecnico stile A Whilelm Scream dall’Inghilterra. Li conosco bene e in Italia che io sappia non sono mai passati, quindi mi presento al beach stage per vedermi tutto il concerto insieme a tutto il resto del festival, 5000 persone, sotto un tendone che ne tiene 300. Devo dire che son rimasto un po’ deluso: secondo me da disco loro son belli davvero (meglio Trials di Origins, imho) ma dal vivo le voci steccano parecchio e sono spessissimo imprecisi, ed è una cosa che se fai questo genere non ti puoi permettere; che senso ha fare roba ipertecnica su disco se poi dal vivo la fai di merda? Son curioso di rivederli per vedere se è andata male a me o se son semplicemente così, ma per ora da Paolo Ziliani raccatterebbero un 5 di stima.

Dopo di loro i Thanx For All The Shoes invece fanno una gran bella figura, non ho visto tutti i gruppi italiani del festival ma quelli che ho visto hanno spaccato tutti. A noi le olimpiadi ci fanno una sega.

Passiamo un po’ di tempo in tenda per riorganizzarci dopo il casino notturno, vorremmo tornare a vedere i concerti ma ci fermiamo dai nostri vicini di tenda per un saluto rapido che lentamente si trasforma dapprima in un sorso di vino, poi in 5 giri di tequila con lime e sale grosso (capolavoro del trash italiano), un paio di amari, dell’altro vino sloveno che potremmo tranquillamente usare per dei motori diesel, grappa di provenienza varia condito da una sequela di cazzate che farebbe impallidire Natale al Cesso. Il risultato finale è che nessuno di noi ci capisce più un cazzo, e con il miglior spirito ci avviamo verso il palco mentre stanno per iniziare gli A Whilelm Scream.

Che dire, chi li ha visti dal vivo sa già che sono delle cazzo di bombe nucleari e anche stavolta confermano tutto, ma tutto tutto: aprono il concerto con The King Is Dead e fan subito capire che aria tira: ipertecnici, iperveloci, iperprecisi, Nuno è stra in palla e non sta un attimo fermo. A metà set dice al pubblico che ci sono 2 bimbi (dai 5 ai 10 anni, entrambi) che devono fare il loro primo stage diving… detto, fatto: i 2 bimbi avranno qualcosa di figo da raccontare ai loro compagni di classe…
Scaletta intensa come al solito, fanno un sacco di pezzi da PartyCrasher e chiudono con The Horse e Famous Friends and Fashion Drunks, finendo così uno dei set migliori di tutti e 5 i giorni. C’è chi dice che siano i migliori live performers del genere, io troppi torti non mi sento di darglieli…

Dopo di loro palla ai NOFX, che han cambiato orario con gli Agnostic Front per riuscire a prendere l’aereo dopo il set, con un Fat Mike fresco di rehab che si presenta sul palco con il canonico cocktail attaccato all’asta del microfono. Bene eh, son 2 mesi che ci fracassi il cazzo con dei post su instagram ma bene eh. Ad ogni modo, i NOFX sono tirati a lucido e fanno un concerto decisamente diverso da quelli a cui ci hanno abituati negli ultimi anni: sono tornati veloci, ma veloci veloci. Pezzi spediti, poche chiacchiere, perfino pochi errori, il tutto condito dalla solita vena di cialtroneria che li contraddistingue. Scaletta un po’ moscia per la verità, o perlomeno poco originale per uno stronzo come me che dal vivo li ha visti una decina di volte: iniziano con Kill All The White Men e Moron Brothers e in effetti mischiano un po’ le carte, tirano fuori un paio di pezzi dal dimenticatoio come Idiots Are Taking Over ed Herojuana, fanno la nuova Six Years On Dope e dal vivo mi pare una discreta bombetta, ma per il resto ci sono un po’ tutte le solite. La vera novità è che a metà set mi accorgo di aver perso il cellulare nel pit, cellulare che oltre ad essermi fondamentale per lavorare contiene anche le interviste fatte a Bouncing Souls, Strung Out e A Whilelm Scream. Bene eh. Molto bene. Comunque come detto gran bel concerto dei NOFX, unica cosa magari la prossima volta possono pure evitare di chiedere alla security di fare la security davvero, gli energumeni che ti cacciano giù dal gradino appena ci sali sono una roba che al PRH non si può davvero vedere.

Comunque, impegnato a cercare di non sboccare mi perdo gli Agnostic Front e metà Strung Out, ed è per l’ennesima volta una cattiva scelta perché tutti quanti dicono che abbian fatto 2 concertoni: per la verità nella mia metà di Strung Out ho sentito un Jason Cruz con la voce accordata un tono sotto, ma musicalmente loro son dei mostri e su quello son cazzi per tutti.

Poi non ho sboccato. Non ho neanche ritrovato il cellulare. E pure la dignità mi sa che ha fatto una brutta fine.

DAY 3 – HOLIDAY IN SLOVENIA

E anche oggi giornatina interessante: ti svegli pensando che vedi Flatliners, Jello Biafra, Donots e Such Gold e poi va a finire che c’è qualcuno che dà la paga a tutti… Ad ogni modo, visto che parliamo di loro, il primo concerto che riusciamo a vedere al Beach Stage è proprio quello dei Such Gold: arrivano portandosi una valanga di hype, com’è o come non è utimamente sento spessissimo parlare di questi ragazzi, ma al punto che il giorno prima Matt degli A Whilelm Scream stava girando per il festival con una cerata con su il loro nome, e un sacco di gente come al solito è sotto al palco a godersi il concerto.
Oh, contrariamente alle previsioni non credo facciano per me. Si tratta sì di un gruppo molto molto tecnico e che peraltro il palco lo regge da paura ma la scelta di rallentare spesso il ritmo non mi piace molto, a 30 anni credo di essere già considerabile un vecchio merdo, musicalmente parlando: comunque loro sono forti davvero se li avete sentiti da cd e vi piacciono non rimarrete delusi dal vivo.

Dopo di loro iniziano i Rumjacks sul main stage, ora di rispolverare il whiskey! Per chi non li conoscesse (come ad esempio io, prima di vederli dal vivo) sono una band irish punk di Sydney, e dall’abbigliamento si nota subitissimo che sono kilt e coppola a farla da padroni. Che dire, fanno un bel concerto, ma a me personalmente pare che tutte ste band facciano le stesse canzoni da 25 anni almeno, quindi li seguo un po’ distrattamente. Se siete fan di Dropkick Murphys & co. dategli una chance senza troppe remore.

Saltiamo i Deez Nuts senza troppe remore, consci del fatto che l’hardcore duro e puro non è il nostro genere preferito, e siam prontissimi per sentire i Flatliners, personalmente uno dei gruppi che ho ascoltato di più prima dell’uscita di Dead Language. Non è la prima volta che li vedo dal vivo, ma sicuramente la peggiore: non che abbiano suonato male eh, affatto, ma la scaletta per metà dedicata a Dead Language e l’altra metà con pochi pezzi rabbiosi unita alla loro staticità sul palco (Cresswell a parte) me li fanno risultare un sacco mosci, mettiamoci di contorno dei ragazzini in adorazione e la frittata è fatta. In pratica hanno fatto tutte le hit più famose (Count Your Bruises se la sono giocata subito, chiuso il set con Eulogy, Monumental in mezzo, come da manuale del calcio) ma di canzoni veloci han messo lì solo Liver Alone, July! August! Reno! e Carry the Banner… decisamente pochi per un gruppo che alla fine è con quel tipo di musica che s’è fatta un nome.

Dopo di loro sta agli Authority Zero e ci pensano loro a risollevare il PRH: mai visti dal vivo, sentiti poco da cd, si portano a casa il miglior concerto di tutti i 5 giorni. Il frontman Jason DeVore non fa in tempo a entrare in scena che ha già saltato le spie e s’è messo sul gradino ad aizzare la folla, iniziano con A Passage in Time praticamente subito e in 15 secondi s’è già preso in mano tutto il pubblico per non lasciarlo più fino a quando non scenderà dal palco. Set speditissimo, loro sul pezzo, al chitarrista manca l’avambraccio destro e suona molto meglio di alcuni fenomeni che vedo sui palchi brianzoli e non, me compreso. Dopo 10 minuti di set Matt si mette sotto al palco e chiede al pubblico di fare circle pit attorno a lui, detto fatto. In generale un’ora passata guardando lui dimenarsi e loro intrattenere tutto il PRH che non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, a pensare che l’ultima volta che sono passati a Milano (tra l’altra di spalla c’erano due signori gruppi) erano in 20 stronzi a guardarli mi viene da piangere. Non il concerto che mi ha emozionato di più ma sicuramente il migliore di tutto il lotto, eccezionali.

Tocca ai Donots, storico (?) gruppo HC melodico tedesco, mai visto dal vivo ma che conosco dai bei tempi di Punk-O-Rama, dei brufoli e dell’internet 56k, roba che mò a pensare che per scaricare una canzone ci mettevi un’ora mi viene da chiudere il portatile e scagliarlo contro il terreno con inaudita viulenza. In ogni caso annoiano alla svelta: loro non suonano male, è proprio il tipo di musica spesso soft e “sincopata” ad essere poco adatta al mio palato. Così, dopo poco, birretta in spiaggia ad aspettare che arrivi il turno di Jello Biafra… E poi arriva.

Non avevo troppe aspettative sul suo concerto, ed è un bene perché così non ci sono rimasto male. Oddio eh, si porta dietro dei musicisti che sono dei manici incredibili e i pezzi non sono neanche male, con le dovute distanze i più recenti mi ricordano alla lontana i Refused per rimanere sul punk/hc, in generale fa una roba che incrocia un po’ con lo stoner che a me garba assaje… è proprio lui che non ho retto. Mi è sembrato l’ubriacone del paese al karaoke, che va in giro con abiti stravaganti tentando di avere un’energia e un carisma sul palco che o non ha per l’età oppure ha per quello che è stato il suo passato, non certo per il suo presente. Unico artista della manifestazione a cacciare egli stesso i ragazzi dal palco, adducendo come motivazione “This is my show, not yours!”, sproloquia politicamente spesso tra una canzone e l’altra sparando sentenze e frasi fatte in una maniera che potrei tranquillamente sentire al bar da qualsiasi stronzo, in generale maldisposto verso il pubblico e col fare di chi ama troppo il palcoscenico per offrire uno show veramente bello. Comunque poi fa Nazi Punks Fuck Off (trasformata per l’occasione in Nazi Trumps), California Über Alles e Holiday in Cambodia e chissenefotte di tutto, sentirgli fare i pezzi dei Dead Kennedys è emozionante e basta. Rimane l’unico concerto in tutto il festival in cui non vedevo l’ora che finisse, ma lo facevo emozionato.

DAY 4 – THE DECLINE OF SWEDISH CIVILIZATION

Ultimo giorno, ultima corsa! Con il pensiero di dover a breve tornare alle nostre vite reali e con la voglia di goderci il fiume (non balneabile nei 2 giorni precedenti) ci si alza e si fa colazione, orfani anche delle tazzine da caffè dei Descendents che distribuivano prima che loro si esibissero. Quanto rimpiango di non averne tenuta una. Comunque il fiume è bello e il sonno tanto, quindi dopo il pranzo in paese con i militanti milanesi tuffo/pennica/tuffo, in un attimo è già il momento degli Slander, hardcore da Venezia. Chi segue un po’ la scena sa che non sono in giro da tanto ma sa anche che stanno raccogliendo tantissimo, e se qualcuno è curioso di sapere il perché se li vada a vedere dal vivo: 25 minuti con pochissime pause di hardcore newyorkese ma con anche un taglio moderno, Samall non sta praticamente mai fermo e i musicisti fanno tutti il loro lavoro con pacca e precisione. Teneteli d’occhio e siate pazienti, i ragazzi girano un sacco e vanno dappertutto, appena capitano vicino a voi spendete sti soldi e andate a vederli, che se continuano così tra un po’ non ve la cavate con 5/10 euro…

Continuiamo con il filone Italian Pride e sul Main Stage è la volta degli NH3, ska core da Pesaro: anche loro stan raccogliendo risultati e il loro nome all’estero gira tanto, non è la loro prima volta su un palco così grosso e si vede subito che non sono per un cazzo in soggezione, vanno belli dritti e veloci per la loro strada e il pubblico risponde bene, un sacco di gente sotto al palco a ballare e divertirsi e pure io che lo ska core lo ascolto un po’ di malavoglia mi godo il concerto con piacere.
Dopo di loro è il turno dei Muncie Girls e dopo aver ascoltato un paio di pezzi vado a godermi l’ultimo seitan kebab sulla spiaggia. Niente in contrario ma a me personalmente il genere Punk Rock/Emo tristezza imperante fa francamente incazzare, quindi belli frizzanti si ritorna sotto per i Total Chaos. Loro fanno un bel concerto, gli arrangiamenti un po’ più vari dello standard street punk me li fa godere assai e sebbene rimarchino per tipo 16 volte che sono in giro da 30 anni e sebbene il set così lungo credo sia stata una mezza improvvisata (prima di alcuni pezzi il bassista andava dal chitarrista a chiedere gli accordi, per dire) loro fanno un bel set, creste a valanga nel pit e tutti felici.

Arriva il turno dei No Fun At All e il Main Stage per l’occasione è ancora una volta strapieno: anche loro sono in giro da un bel po’ e da veri svedesi di ghiaccio non tradiscono la minima emozione. Salgono sul palco, parlano poco, suonano dritti, veloci e fanno un bel set… oh, io mi accorgo di avere dei gusti stra difficili ma anche questi mi son venuti a noia stra presto. Voglio dire, massimo rispetto eh, ma gli arrangiamenti imho tendono ad essere un filo monotoni e prevedibili, e se alla band in sé non sei legato pur essendo un mega fan del genere ci sta pure che ti rompi i coglioni. E poi francamente era da ore che stavo in fibrillazione per i Millencolin… quindi niente, dopo una ventina di minuti si va a prendere una birra sulla spiaggia, che anche quella te la vuoi godere fino in fondo.

Poi arrivano i Millencolin. Noi siam carichi eh, loro meno. Molto meno. Sono uno dei gruppi preferiti della mia adolescenza, li ho difesi alla morte in altre occasioni quando ha cominciato a girare la voce che dal vivo fossero imbarazzanti, li ho amati per anni e al Groezrock 2015 come anche a febbraio al Live di Trezzo mi avevano ripagato con un concertone… ma qui han fatto cagare pesissimo. Iniziano col check e appena parte l’intro si sente subito che stanno avendo dei problemi tecnici, nel caso la chitarra di Mathias Farm emette dei suoni che son gradevoli quanto avere il cagotto in una spiaggia nudista, ma poi iniziano ed è pure peggio. Nikola senza voce, loro che suonano canzoni diverse, non c’è mai stato uno stacco o uno stop’n’go a sincro, Mathias prova a cambiare chitarra ma i problemi continuano… credo seriamente di aver assistito al peggior concerto che ho mai visto fare a dei professionisti (o presunti tali). Tra l’altro magari live mi son fatto influenzare, mi son fatto prendere dal momento…. Su consiglio di amici mi sono riguardato il concerto su YouTube ed era pure peggio di come lo ricordavo. Brutta chiusura per un festival che meritava molto, molto di più.

Siamo ai botti finali: come ogni anno è la volta del Punk Rock Karaoke, con i Pigs Parlament sul palco che sono un gruppo di musicisti coi controcazzi e per l’occasione hanno pronti circa 120 pezzi per far casino tutta la notte… su 120 pezzi credo almeno una buona ottantina sian stati cantati da italiani, sempre rumore, Richie P (eroe del PRH) riesce pure a raccattare due colpi di lingua in diretta sul palco, io riesco a perdere un altro po’ di dignità cantando Franco Un-American dei NOFX e poi fino alle 5 di mattina il piatto è servito, con il coro di Bro Hymn Tribute che si sentiva fino al campeggio.

Punk Rock Holiday 1.6 andato. Mò armiamoci di pazienza, che in fondo son solo altri 360 giorni di attesa…

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